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mercoledì 3 giugno 2015

Principesse e Samurai

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Questa dev'essere una principessa  
di un altro luogo, un altro tempo
finita chissà come nella metro di una città straniera
a portare buste della spesa
con un cappotto troppo stretto.

Unici segni di nobiltà:
sguardo fiero
un enorme turbante
grandi anelli d'argento.


Un impercettibile inchino,
(che spero nessuno  abbia notato)
e sono scesa alla mia fermata.

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Dietro di me un Cyber-Samurai che all’inizio non avevo notato.
Capelli verdi, giacca mimetica e scarpe "spaceships".

Forse lui proviene da ancora più lontano.

Si ferma un attimo ad inviare messaggi (nella Galassia?)

So dov’è diretto, siamo a Camden,
ho visto altri guerrieri come lui in un negozio di abiti da discoteca,
(ma penso sia solo la copertura per una base segreta extraterrestre)

Questi sono i primissimi schizzi che ho fatto qui. Andare in metro a Londra è per me come viaggiare nel tempo e nello spazio. Per alcuni mesi  La Principessa e il Samurai si sono fatti un lungo tour in Italia esposti alla biennale "I Colori del Sacro", adesso ho dato loro una rinfrescatina e li porterò in giro qui in UK.

Buon viaggio


giovedì 23 aprile 2015

Shelley The Blacksmith

London Museum of Water & Steam, il Museo del Vapore, una ex stazione di pompaggio dell’800, a Kew Bridge
Sono all’esterno della struttura e già mi pregusto le foto che farò. 
Datemi ingranaggi, ruote dentate, tubi, manometri, possibilmente vecchi, e mi fate felice. Preciso che non capisco nulla di tecnologia, nemmeno della più elementare, ma non importa. Non mi interessa il processo, i risultati, non il funzionamento del meccanismo ma la sua forma.

Devo aver avuto una specie di imprinting quando ero piccola. Mio padre era progettista meccanico e in alcuni periodi lavorava fino a tarda sera nella stanza dove dormivo insieme ai miei fratelli. Non c’erano i pc allora (ebbene sì, signori, c’è stato un tempo in cui le cose si facevano senza pc o smartphone…), ma un enorme tecnigrafo sul quale erano incollati strati e strati di fogli lucidi disegnati a matita. 
Un universo di linee tratteggiate, frecce, quote, sezioni di pezzi meccanici. 
I fogli si spostavano e i pezzi combaciavano, ruotavano, si incastravano l’uno nell’altro. Era uno spettacolo bellissimo. Mai più dimenticato.


Ma sto divagando. Dunque sono al museo, le persone che mi accompagnano devono incontrare una dei vari artisti che ha lo studio all’esterno della struttura. Di lei non so nulla, se non che si chiama Shelley.
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Ed ecco che da una porta buia in una parete di mattoncini sbuca una figura imponente in gilet di pelle e scarpe antinfortunistiche. 
Molto più alta di me (ma per questo ci vuole poco…), capelli bianchi con una sfumatura bionda alle punte, raccolti in una coda, sguardo penetrante, azzurro, vivacissimo, bel sorriso da cui spuntano denti d’oro, mani nodose. 
Non mi stupirei se avesse una benda sull’occhio e una pistola al cinturone.

Il maglione che porta sotto il gilet è bucato vicino alle maniche. 
Sono le scintille. 
Shelley Thomas è una Blacksmith, una donna fabbro, ella domina il fuoco, usa la forza, una tecnica millenaria, piega i metalli al suo volere per creare grandi cancellate o piccolissimi monili. 
E questo è un personaggio! Mi serve! comincio a pensare…

I miei amici parlano con lei di workshop sui gioielli, io li ascolto appena, resto col mezzo sorriso ebete e lo sguardo fisso su di lei a cercare di imprimere nella memoria i particolari, gli anelli alle dita, una strana spilla appuntata al gilet, probabilmente una sua creazione… non dico una parola, ho una sola domanda come un mantra in testa: “Can I take a picture? Can I take a picture? Can I take a picture?...”, posso fare una foto? Non ho il coraggio, non ci conosciamo, mi prenderà per matta (e non sbaglierebbe di molto). 

Ci salutiamo e io faccio i miei scatti al museo ma una volta a casa corro a cercarla sul web. 
Soprattutto trovo l’elemento mancante per il disegno che ho in mente, il super-tecnologico casco protettivo che usa per lavorare, in una bella foto sul suo sito.

Ecco qua, glielo piazzo in testa. Shelley The Blacksmith è completa.

Qui potete trovare il suo sito e la sua paginafacebook.

mercoledì 4 febbraio 2015

Libertà è Partecipazione

schizzo uomo che parla allo speakers' corner di londra-monicauriemma

Signore di mezza età appollaiato su uno sgabello che arringhi la folla sotto uno strano sole domenicale allo Speakers’ Corner di Hide Park, io vorrei pure applaudirti ma afferro solo alcune parole: soldi investiti, armamenti, guerra in Afghanistan… non capisco il senso intero del discorso, non so da che parte stai e che argomenti porti. 
Resto qui affascinata dalla tua convinzione (e soprattutto dal tuo gesticolare). 
Mi allontano, assisto ad altri comizi: un poliziotto nero, travestito da Hitler, sta protestando perchè nel corpo di polizia esistono discriminazioni razziali e mostra alcuni documenti a prova della sua teoria, più in là qualcuno parla di unire tutte le religioni in una sola, alcuni Jamaicani stanno ballando e bevendo, non capisco se è una performance o una cosa improvvisata, proseguo la mia passeggiata tra drappelli e discorsi spezzettati, ritorno dopo qualche ora. 
Stai ancora parlando. Finalmente applaudo, se non altro, alla tua perseveranza.

Questa cosa dello Speakers’ Corner l’avevo studiata alle scuole medie, mi piaceva l’idea che chiunque, volendo, poteva togliersi la soddisfazione di tenere un comizio, dire la sua, protestare. Certo, ora ci sono i social network, le piazze virtuali, dove è permesso dire (quasi) tutto su qualsiasi cosa (spesso a scapito di pudore e buon senso), ma il fascino del discorso brutalmente dal vivo, senza filtri, senza fogli, con la gente che ti sta a pochi passi è un’altra cosa…

E poi c’è la questione dell’opinione dell’uomo comune che mi intriga molto.

Ho la sensazione che qui, per tradizione, essa abbia una qualche importanza, un’importanza di una qualità diversa da sondaggi, gusti del consumatore, statistiche che servono essenzialmente a chi gestisce affari e potere a guidare meglio le cosiddette masse.

Cerco di mettere meglio a fuoco con un esempio:
Mi arrivano continuamente lettere a casa. Soprattutto dalle “istituzioni”:

Un giorno la Polizia mi scrive che è venuta a conoscenza di comportamenti anti sociali nella mia zona e mi prega di segnalarne se ne vedo, mi dice di essere a disposizione e di non esitare a rivolgermi a loro per qualsiasi cosa.

Una lettera mi avverte che tra 20 giorni verranno eseguiti dei lavori di miglioramento due strade dopo la mia, avverranno di notte nei seguenti orari… mi pregano di segnalare eventuali fastidi.

Un’alta volta: “Abbiamo in programma di ampliare e migliorare il parco, faremo una riunione il giorno tot, vi preghiamo di partecipare e darci suggerimenti su cosa vorreste vedere realizzato”.

Nella strada adiacente alla mia sono stati richiesti permessi per dei lavori di ampliamento in un condominio, mi chiedono se ho qualcosa in contrario. (Qualcosa in contrario? Ma chi? Dove? Non so neanche di che parlate…)

Sul giornale di quartiere che mi arriva gratis ogni due settimane, trovo la notizia dei cambiamenti alle regole di parcheggio, con il report dei sondaggi fatti mesi prima tra gli abitanti, il numero di favorevoli, contrari e astenuti.

Ogni iniziativa, ogni proposta di cambiamento nella città o nella comunità, viene divulgata, e le persone comuni vengono sollecitate a dire la loro. E’ tutto un “Get involved!”, “La tua opinione conta!”, “Hai idee? Suggerimenti? Reclami?” Dai musei ai supermercati, chiunque vuole sapere che ne penso.

Nei colloqui di lavoro chiedevano a me, la  candidata, di elencare tre punti di forza, tre punti deboli e tre possibili miglioramenti dell’azienda(l’ho raccontato qui).

A volte dico: Ragazzi ma datevi una calmata! Non lo so cosa penso, sono frastornata, confusa da tutta questa "vicinanza"! 
Cercate di capire che vengo da una realtà dove l'istituzione non crea nessun contatto con me, se non per problemi o pagamenti. Da dove vengo io essa è un'entità astratta, lontana e soprattutto muta, e nei casi in cui sono io a voler comunicare, spesso trovo percorsi a ostacoli o muri di silenzio. Nella realtà da cui provengo i cambiamenti, quando avvengono, li scopro a cose fatte perché sono decisi al di sopra e al di là di me.
Qui la mia voce sembra avere un peso e non mi pare vero.

Saranno operazioni di facciata? Sarà autentico coinvolgimento?

Riaffiorano alla memoria parole quasi dimenticate:

LIBERTA’, PARTECIPAZIONE, ESERCIZIO DELLA DEMOCRAZIA…

mercoledì 28 gennaio 2015

Big Big Daddy

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Uno dei miei Incontri Metropolitani
L’ho avvistato in metro: altissimo, tratti nordici, naso da pugile, una montagna di muscoli tatuati, e tutto il corredo di accessori che ti fanno pensare subito “non vorrei mai incontrarti in un vicolo buio”. 
C’è solo una cosa che stride col quadro del ti spiezzo in due: porta un passeggino. 
Sistema con gesti sicuri la carrozzina nello spazio dedicato del vagone e prende in braccio il batuffolino che avrà avuto sì e no tre mesi, e tu pensi “attento che lo stritoli!”, se lo mette in grembo e passa il resto del viaggio col sorriso più beato del mondo.

E tu rimani a fissarlo (che non è una cosa carina da fare) con la bocca semiaperta, e ti viene un moto di tenerezza.

Sarà che io vengo da un modello di famiglia tradizionale, ma proprio vecchio stampo (al limite della preistoria), dove la figura materna copriva il 99% della cura dei figli e il padre era praticamente tagliato fuori o autoescluso, appariva nel momento in cui c’era necessità di un rimprovero e poi si ritirava nel suo antro a fare l’unica cosa per cui era programmato: procurare un’entrata monetaria e garantire la sopravvivenza… ma quando vedo una scena del genere si innesca tutto un processo emotivo, segnali d’allarme mi provocano nostalgia di un contatto mancato. Perciò resto colpita, e incantata.

Non so se è perché ho vissuto tanto in provincia, e per giunta la provincia del sud Italia, ma tutti questi maschi a spasso coi bebè non mi erano familiari. 
Quanti uomini vedo in giro qui (ma tanti!) con bambini anche piccolissimi in braccio, nei marsupi, sul sellino della bici, per mano… che siano i soli adulti, o in compagnia di donne o altri uomini non fa differenza. 
Ho la sensazione che siano molti di più che in Italia. 
Sia chiaro, conosco varie coppie giovani italiane in cui il padre spende un sacco di energia e tempo a occuparsi dei figli ma temo che ci sia ancora uno “zoccolo duro” nella testa delle persone (forse anche nella mia?) per il quale la cura del bebè è considerata naturale per la madre, un po’ meno per il padre.
Mi piacerebbe che si frantumasse.

Perché i papà con i bambini piccoli sono proprio un bello spettacolo da vedere.

mercoledì 2 aprile 2014

Il Centauro in Carrozzella

L’ho incrociato ad un semaforo. 
A prima vista sembrava un qualsiasi Harleysta anziano, uno di quelli che si sono girati il mondo negli anni 70 e oggi sfoggiano elmetti vichinghi e braccia tatuate (col freddo di Londra!) mentre portano a passeggio la loro moto da collezione. 
Ma c’era qualcosa in quella moto che non riuscivo a mettere a fuoco. 
Poi ho capito, quella non era una Harley Davidson ma uno scooter elettrico per anziani con tanto di poltroncina e tre ruote, abilmente customizzato e accessoriato: bandiera americana, specchietti, adesivi e borse di pelle laterali con le frange… a quel punto sono passata dalla simpatia all’ammirazione.
Io ti ammiro, Centauro In Carrozzella, perché la vita ti ha voluto piegare e tu hai detto no. 
Ti è stato riservato un futuro di immobilità e tu hai mantenuto alto il tuo spirito, e finché avrai un briciolo di energia non ci sarà ostacolo alla tua libertà. 
Quando passi per la città la gente si volta. E fa bene perché puoi essere un esempio da seguire. 
Per me lo sei stato. 
Maximum respect!