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venerdì 29 aprile 2016

In Piedi Sui Pedali (puff, pant…)



Questa è la mia seconda volta con “Scrittori di Classe”, il progetto Insieme per la Scuola che già l’anno scorso ha coinvolto le classi italiane nella creazione di otto racconti fianco a fianco con grandi autori per ragazzi. 
Nella prima edizione avevano partecipato migliaia alunni con qualcosa come 3,2 milioni libri distribuiti, una cifra enoooorme…, e Corri, Malik, corri  mi aveva dato belle soddisfazioni. 

Il nuovo racconto, sempre di Luigi Garlando, ispirato ad una storia della III U della Scuola Secondaria “Ugo Foscolo” di Rocchetta Ligure, si intitola “In piedi sui pedali”.

Io di ciclismo professionale non ho mai capito molto, quanto a praticarlo, l’unica bicicletta che abbia mai pedalato (a parte quella con le rotelle nell'infanzia) è stata una  fantastica Graziella bianca per ragazzi, bassa abbastanza da permettermi di salire, niente marce o optional. Amo pedalare ma equilibrio e prontezza di riflessi non sono le mie qualità migliori. L’ultimo tentativo di salire su una bici regolare da adulti si concluse rovinosamente anni fa: caduta dopo cinque metri, caviglia slogata, fine dell’avventura ciclistica. Bisognava darsi da fare per entrare un po’ nello spirito del racconto.

L’incipit: Valerio, 16 anni, cresce con la passione della bici, trasmessa dal nonno, ex gregario di Fausto Coppi, e dal fratello Uccio, grande talento che a soli 21 anni sta per giocarsi la Maglia Gialla al Tour de France
La notizia della squalifica di Uccio per Doping cambierà la vita del protagonista, della sua famiglia, degli amici e, diciamolo, anche la mia, che ho dovuto colmare le mie immense lacune immergendomi in letture su doping, corse a tappe e a cronometro, appassionandomi alle vicende di Coppi e Bartali, e ora conosco perfino la differenza tra un velocista e uno scalatore


Copertina. Problema numero uno: come disegnare le biciclette. Da quello dipendeva lo stile di tutto il libro.

Le bici da corsa hanno troppi elementi, fili, raggi e ingranaggi, sono piene di scritte… (per non parlare delle divise dei ciclisti) se avessi scelto una strada descrittiva, mi sarei trovata scene caotiche e incomprensibili.
Negli ultimi anni sono in cerca di respiro per le mie tavole, di pulizia del segno, di aria. 
Mi agitavo alla ricerca della chiave giusta, quando scovo una locandina del Tour de France completamente vettoriale che mi da l'idea per partire. Dovevo sintetizzare, scartare il superfluo, ovviamente non uso il vettoriale, ma dovevo usare solo l'essenziale.

Preparo come sempre qualche texture dipinta grossolanamente ad acrilico che poi "ritaglierò" virtualmente come per un collage, mi concentro sulla salita, voglio mostrare lo sforzo, la difficoltà. La testa la faccio finire oltre l'inquadratura, mi voglio concentrare sul corpo e la bici. Disegno tutto e poi cancello il superfluo per lasciare le sagome più pulite possibile. 
Per l'elemento doping ho pensato ai titoli dei giornali, li ho cercati in varie lingue, scannerizzati da qualche quotidiano che avevo a casa, ricopiati, alcuni me li sono inventati (potrei fare la titolista?). Pochi colori: giallo, bianco e blu. Ultimo tocco, la Tour Eiffel come sagoma sullo sfondo. 
Copertina approvata. Procediamo!


Scena uno: l’infanzia dei due fratelli cullata dai racconti del nonno e dalla visione dei suoi cimeli. 
Le foto autografate dell’ “Airone”, gli articoli, la famosa immagine dello scambio della borraccia con Bartali (chi passò la borraccia a chi? Qualcuno asserisce che fu un’ azione concordata con i fotografi per creare la notizia, ma io voglio credere che lo scambio fosse vero, mi piacciono i simboli, non me li dovete toccare…) ed una borraccia vera appartenuta al campionissimo, conservata come  sacra reliquia. 
Avevo bisogno di affollare la parete, di stratificare i ricordi su quel muro, e per contrasto, di semplificare tutto il resto. 
I disegni dei personaggi diventano quindi essenziali, quasi senza chiaroscuro, con campiture di colori decisi e poi il bianco.


Scena due: l’infarto del padre di Valerio mentre sta raccogliendo l’uva nella vigna di famiglia. Immaginavo un’inquadratura dal basso con le viti sullo sfondo e l’uva che cade dalla cassetta verso lo spettatore. 
Ho la fortuna di avere un compagno che “sa fare le facce” e che uso spesso come modello.
- Amore, ti andrebbe di fare il padre del protagonista? Saresti perfetto, sei bellissimo - Certo, tesoro, devi farmi delle foto? Che devo fare?Dovresti farti venire un infarto…-
Non posso riportare qui la risposta e il gesto eloquente che la accompagnava… Comunque alla fine, ha ceduto alle richieste, e questo è il risultato.



Scena tre: il bacio a Firenze. Un po’ di romanticismo non fa mai male. 
Il modello per Valerio nella vita sarebbe biondo con gli occhi azzurri, ma io gli ho messo un naso più importante, capelli e occhi scuri per esigenze di copione, non so se sarà troppo contento…


Scena quattro: Valerio alla sua prima corsa importante, in un momento di crisi, viene aiutato dal fratello (sparito dopo la vicenda doping), che gli getta una spugna d’acqua fredda sul collo. È un punto centrale e delicato del racconto. Valerio percepisce la presenza del fratello ma non lo vede. Dopo un po’ di tentativi ho trovato l’inquadratura che mi permettesse di nascondere Uccio, e mostrare la sorpresa di Valerio.


Scena cinque: la caduta. 
La faccenda era veramente difficile da rappresentare, non potevo certo chiedere alla gente di cadere per me dalla bici, ne appostarmi per  giorni sulle piste ciclabili a caccia di incidenti (non è carino). Così ho visionato centinaia di cadute per trovare la posizione giusta, è stato abbastanza disgustoso, io sono sensibile alla vista del sangue, e tra piccole sbucciature e grandi lesioni ho visto di tutto. 
Alla fine ho trovato due o tre cadute che mi hanno aiutato a capire come si può capitombolare sulla spalla che il protagonista si slogherà. 
Approfitto per ringraziare i malcapitati corridori, mi sono stati molto utili.

Questa immagine mi sembra quasi perfetta, cioè credo di aver raggiunto la sintesi che volevo, e mi pare abbastanza potente. Dai, sono contenta.


Scena sei: Il nonno regala a Valerio il suo cimelio più prezioso, la borraccia di Coppi, come un talismano per la prossima gara. È una scena giocata sulle emozioni, ho cercato un’inquadratura ravvicinata, per lasciare spazio alle espressioni. 
Uno sfondo di colore molto deciso per fare emergere il bianco dei capelli del nonno e della camicia.

E’ un po’ di tempo che sento il bisogno di far tornare centrale il bianco nelle mie illustrazioni. All’inizio della mia carriera mi veniva naturale usare il bianco come “colore”, poi avevo cominciato a riempire, e riempire… ora, quando e dove posso, cerco di dare al bianco il posto che merita; qui, dalle bici ai vestiti mi sembra che abbia un buon ruolo. 

Scena sette: La fuga. Il corpo dei ciclisti sbilanciato, non più una cosa sola con la bicicletta, che quasi libera si inclina dalla parte opposta, tutti i muscoli in tensione, le teste basse, le schiene curve. 
Volevo mostrare questo, tutto il resto sarebbe stato inutile. All’inizio avevo disegnato uno scorcio del passo Cason di Lanza, dove si svolge la scena, poi ho preferito un fondo pittorico neutro. 

Scena otto: lo scambio della borraccia tra i due fratelli. 
Su youtube trovi chi si mette, telecamera sul casco, a ripercorrere alcune tappe del Giro d’Italia, così le puoi vedere in soggettiva. 
E io ho passato ore davanti allo schermo fingendo di essere sulle Dolomiti, con un po’ di mal di mare per via delle curve, a godermi lo spettacolo mozzafiato delle Tre Cime di Lavaredo
Così belle che ho scelto un’inquadratura panoramica  per dare spazio al paesaggio.


Scena nove: il trionfo a Milano. 
Nuovo problema: La maglia rosa. Il fatto è che io il rosa non lo sopporto, ho difficoltà a dipingerlo e gestirlo con altri colori, eppure non avevo scampo, la maglia rosa è la maglia rosa. 
Ma tenendo i due fratelli abbracciati la maglia rosa si accosta a quella bianca, per fortuna.

Problema due: avevo scelto mio fratello come modello per Uccio negli schizzi iniziali ma non trovavo più le sue foto… ed ero in ritardo.  Lo chiamo disperata: - Mi serve la tua faccia, la tua faccia! – Lui con santa pazienza cerca le foto nel suo archivio e mi fa un megainvio che mi salva la vita. Tra parentesi lui è bruno e barbuto, e io gli ho donato viso glabro e chioma bionda, sempre per esigenze di copione, ma non se ne lamenterà, ormai è rassegnato. 
Volevo che trasparisse gioia e affetto tra i due e mi sono fatta una scorpacciata di immagini di trionfi, podi e squadre esultanti, quanti bellissimi abbracci! Credo che siano la cosa dello sport che mi piace pi più.
Piccola riflessione sul fondo: il Duomo di Milano è tanto bello ma può trasformarsi in un incubo per il disegnatore, se hai poco tempo e ventimila guglie da fare…


Scena dieci: il nuovo inizio. 
Sono passati due anni, la situazione si è evoluta e i personaggi ricoprono ruoli diversi (adesso non voglio fare troppo spoiler). 
Ultimo problema: Mi serviva uno sfondo per le bici bianche sul tetto dell’ammiraglia, che non cozzasse con i colori dell’auto e della divisa, provo tremila soluzioni, alla fine scelgo un arancione. La sera dell’ultimo giorno utile mando tutti i files. Poi la notte non ci dormo su, non sono soddisfatta, la mattina presto faccio un altro fondo, bianco appena più scuro, lo mando, questo è meglio, approvato!

Ce l’abbiamo fatta, tutti. Organizzatori, grafica, coordinamento, autore, sembrano tutti soddisfatti, io sono stremata come se avessi corso su quella maledetta bicicletta, in piedi sui pedali, ovviamente.

A Scrittori di Classe 2 hanno partecipato gli autori:
Stefano Bordigoni, Tim Bruno, Silvana De Mari, Luigi Garlando, Beatrice Masini, Luisa Mattia, Roberto Piumini, Guido Sgardoli
E gli illustratori: 
Roberto Lauciello, Adriano Gon, Gianni De Conno, Emanuela Bussolati, Sualzo, Macchiavello, Claudio Prati (e me)
Con il coordinamento di Manuela Salvi e la realizzazione di Eu.promotions

Per sapere dove trovare questo e gli altri racconti andate qui. O qui  

mercoledì 10 febbraio 2016

The Honey-Guide Bird. Two traditional tales from Africa (part two)



Avevo promesso (anzi, avevo minacciato) di raccontare la seconda storia del libro uscito per HarperCollins, ed ecco a voi “Monkey’s Heart”.
Siamo in Sudafrica, in una vasta zona detta Wetland, la terra umida, dove vive Monkey, un piccolo cercopiteco. 
Le piace parlare con i coccodrilli perché dice che anche se sembrano feroci, di loro ci si può fidare (specialmente quando hanno la pancia piena), e tirare la coda agli ippopotami, che sembrano gentili ma quando si arrabbiano bisogna essere veloci a scappare.
Se già Honey-Guide Bird mi era simpatico (sono alta un metro e mezzo, devo tifare per i piccoletti), di Monkey mi sono letteralmente innamorata. Non solo è piccola, ma è completamente fuori di testa. Il suo migliore amico è Shark, lo squalo con cui intrattiene amabili conversazioni dai rami del suo albero preferito, uno di quelli che crescono tra la sabbia e il mare.

Lui le racconta dei suoi viaggi, di Barriere Coralline e pesci colorati, di quando ha inseguito le balene e viaggiato accanto ai pescherecci dei Mari del Nord, lei ascolta estasiata, e sente che la sua vita è limitata.
Monkey vorrebbe viaggiare, conoscere il mondo, e comincia a sentirsi triste. Le sue amiche cercano di metterla in guardia: “Cosa ti abbiamo sempre detto di Shark? Non fidarti del suo sorriso e delle sue storie. Vanno bene per lui ma non per te. Tu appartieni agli alberi!
Il giorno dopo i due amici si incontrano per le solite quattro chiacchiere. “Ehi, qual è il tuo cibo preferito?” chiede Shark con un sorriso a centocinquanta denti. “A me piacciono le sardine, ce ne sono un sacco nel Wetland, per questo mi piace vivere qui. Ah… e ovviamente perché amo la tua compagnia!
Monkey non aveva mai mangiato cibo straniero ma l’estate scorsa una rondine le aveva portato alcuni cuori di palma dallo Zanzibar, dolcissimi e deliziosi. “Ecco, questo è il mio cibo preferito!” dice prima di salutare Shark, che è in partenza per un’altra meravigliosa avventura.

La vita di Monkey procede tranquilla tra gli alberi finché un giorno, mentre è lì a osservare i cuccioli di tartaruga che appena usciti dalle uova camminano fino al mare, sente il sibilo di Shark alle sue spalle.
Eccitanti novità! Ho trovato alcuni cuori di palma! Salta sulla mia schiena e ti porto lì!”.
Un’avventura col suo miglior amico a caccia del suo cibo preferito. Monkey non ci pensa su due volte. Con tre balzi è in groppa a Shark pronta per partire.


Lo squalo nuota veloce ma Monkey si sente al sicuro aggrappata alla sua pinna. 
Ben presto il Wetland scompare alle sue spalle.
Che importa! La vista sull’oceano è mozzafiato!

Avevo pensato di fare uno scambio con te” sussurra Shark con voce suadente. 
Un delizioso cuore di palma in cambio del tuo cuore. Che ne dici?” 



Monkey ha un brivido di terrore. Circondata dall’immenso oceano, si sente molto piccola e stupida per essere cascata nel tranello, e molto lontana da casa.


Ma a volte il pericolo tira fuori le nostre migliori risorse. 
Oh, certo che sembra un buon affare. Ma avresti dovuto accennarmelo prima di partire, perché, vedi, il mio cuore è così prezioso che lo lascio sempre sui rami del mio albero, per tenerlo al sicuro. Senti qua, se fai dietro front in questo momento possiamo andare a recuperare il cuore e concludere lo scambio. Sei veloce, saremo lì in un batter d’occhio.

Shark non è affatto contento di come procede la faccenda (tra l’altro ha anche  fame) ma non ha altra scelta che tornare. 
Appena sono abbastanza vicini Monkey con un balzo salta sul primo ramo disponibile.

Dai, lancia il tuo cuore!”grida Shark, ma Monkey, ormai al sicuro risponde: “Tu avrai pure viaggiato in lungo e in largo, ma io sono più intelligente di te, e non scambierei il mio cuore nemmeno per tutti i cuori di palma di Zanzibar!

Beh, ce l’hai fatta Monkey. E ce l’avete fatta anche voi a leggere fin qui!

Quanto a me, a parte la fatica e la gioia di disegnare, mi è rimasto un bagaglio di bellissimi incontri virtuali:
per esempio ho conosciuto i coraggiosi cacciatori di miele africani, che si arrampicano senza imbragature ad altezze vertiginose accompagnati dai preziosi uccellini-guida;  
ho scoperto che i cercopitechi hanno una gamma di espressioni praticamente umane;
ho conosciuto le magnifiche, lussureggianti mangrovie, che crescono sulle spiagge e affondano le radici nell’acqua del mare;
che i coccodrilli si fanno pulire i denti da uccelli spazzolino senza mangiarli, e che gli ippopotami hanno veramente un caratteraccio;
e infine ho preso un po’ di confidenza con lo squalo, che non è precisamente il mio animale preferito, ma essendomi dovuta sacrificare a rivedere i disegni di “Shark Tales” e “Alla ricerca di Nemo” per prendere ispirazione, direi che ne è valsa la pena.

mercoledì 3 febbraio 2016

The Honey-Guide Bird. Two Traditional Tales from Africa (part one)

Honey-Bird-illustration-uccellino-foglie

E’ appena uscito per HarperCollins, The Honey-Guide Bird scritto da Deborah Bawden e illustrato da me. 

Dopo tanta scolastica è il primo storybook col mio nome in copertina pubblicato qui in UK. 
E’ piccolo (formato A5, cavolo quanto è piccolo, io le tavole le avevo disegnate A3!) però sono molto contenta, perciò siate clementi…

Si tratta di due racconti tradizionali africani. 
Volete conoscere la prima storia? (No? ok, guardate solo le figure…)

Provo a raccontarla in italiano. Siamo nello Zimbabwe. “Nonna! Temba non mi fa giocare con lui perché dice che sono troppo piccolo!”singhiozza Kuda. “Troppo piccolo?! Oh, che ragazzo sciocco! Tuo fratello non ha mai sentito parlare del piccolo Honey-Guide Bird che si vendicò del potente cacciatore Shaka?”
Kuda sa che sta per cominciare una delle meravigliose storie della nonna, si asciuga i lacrimoni e si mette in ascolto. 
Nonna-Bambino-Africa-illustration
E così scopriamo chi sono gli Honey-Guide Birds, gli Uccelli Indicatori, una razza di uccellini molto presenti in Africa, capaci di scovare alveari nascosti e indicarli ai “cacciatori di miele” (confesso che ignoravo completamente l’esistenza  sia della caccia al miele sia degli Uccelli Indicatori). 
Loro fanno da guida, i cacciatori  si procurano il favo e in cambio ne danno un pezzetto come ricompensa. Un ottimo sodalizio d’affari che pare duri da millenni. 
Ma attenzione a non tradire i patti…
Uccellino-Honey-favo-api-illustration

La storia comincia una bella mattina di sole, quando il nostro Honey-Guide Bird richiama l’attenzione del cacciatore Shaka con il suo verso. 
Shaka (bravissimo, per carità, grande cacciatore ma, diciamo, un po’egocentrico) si arma di lancia, sacchetto per la raccolta e segue l’uccellino fino ai piedi di un albero di fico.

Qui accende un piccolo fuoco e ci infila un bastone dentro finché la punta non diventa incandescente. 

cacciatore-honey-ape-albero-illustration

Quindi comincia l’arrampicata, concentrato sul dolce bottino che lo aspetta.
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Arrivato al favo usa il bastone per cacciare le api (povere care api sfrattate…) e impadronirsi dell’alveare.



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Ma una volta disceso, scaccia in malo modo l’ Honey-Guide che svolazzava lì intorno in attesa della ricompensa : “Sciocco uccellino. Pensi che abbia intenzione di condividere il miele dopo aver fatto io tutto il lavoro difficile? Che puoi fare contro di me? Sei così piccolo e io sono un fiero guerriero!”

In effetti, cosa poteva fare? Aspettare e pazientare. 
Per un po’ di mesi rimane ad osservare il cacciatore da lontano. Poi un giorno gli fa il solito verso. Shaka si arma immediatamente, convinto di poter approfittare ancora della guida (perché in fondo è solo un uccellino, pensa lui…).


cacciatore-honey-uccellino-albero-illustration 
E così i due arrivano ai piedi di un altro altissimo albero di fico, il favo non si vede ma Shaka sa che gli Honey-Guide Birds non sbagliano mai.

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Immaginate che bella sorpresa quando invece del favo si ritrova davanti al faccione di un Leopardo che dormiva beatamente! 
Fortunatamente il leopardo è sorpreso quanto lui, per cui molla una zampata a caso senza colpirlo, ma Shaka perde la presa del ramo e precipita su un rovo di spine. 
Risultato: un bel po’ di punture che guariranno presto ed una lezione di rispetto che non dimenticherà mai.

“Perciò”, conclude la nonna, “mai giudicare qualcuno dalle sue dimensioni!” e brava la nonna!

La volete sentire la storia di Monkey e Shark? Ve la racconto la prossima volta…


uccellino-scimmia-alberi-foglie-Collins-illustration
Il libro invece lo trovate anche su Amazon, qui 

martedì 20 ottobre 2015

Scusate il Ritardo

Lo so, lo so, non mi faccio viva da mesi ed è da maleducati…

E’ stata un’estate incollata alla scrivania: un delirio di commissioni e scadenze da infarto. Solo nel mese di Agosto ho lavorato a più di 70 disegni, tra bozze e definitivi, praticamente sfornavo illustrazioni come pizze… per una strana congiunzione astrale pareva che tutti gli illustratori in UK fossero scomparsi, partiti, malati o inadatti alle richieste.

-Ti è piaciuto lavorare a Londra, la città che non si ferma mai, e adesso che vuoi?
- Mmm… che so, respirare? O al limite, arricchirmi?
- Scordatelo.
- Ok, sigh…

Comunque adesso i ritmi sono diventati più lenti, ed eccomi qua. Volete vedere quello che ho fatto? E non ve lo posso mostrare finché non verrà pubblicato (è la dura legge del copyright)!
Però nel frattempo è uscito, per Mondadori Education, il corso di Geografia per le scuole medie a cui ho lavorato alcuni mesi fa. Si chiama MAPS (lo trovate qui)Io ho illustrato una sezione narrativa, con brani tratti da racconti per ragazzi, nei quali c’erano osservazioni sulla realtà, descrizioni di ambienti, fenomeni atmosferici particolari.

Harry Potter e la Pietra Filosofale-J.K. Rowling-in MAPS-Mondadori Education- Monica Auriemma
Al calar della notte la tempesta annunciata esplose. La schiuma delle onde altissime schizzava sulle pareti della catapecchia in riva al mare e un vento feroce faceva sbattere le luride finestre.
Il cupo rumore del tuono iniziò attorno a mezzanotte.
(J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale - adattato)

Harry Potter-schzzo preparatorio-Monica Auriemma
Questo è il brano in cui lo zio di Harry, pur di impedire che venga mandato ad Hogwarts, si rifugia con tutta la famiglia in una pericolante catapecchia sul mare, convinto che nessuno li troverà. Ovviamente Hagrid abbatterà la porta a spallate e porterà via Harry verso la sua nuova vita.

Confesso, sono fan della saga della Rowling, mi piace senza remore, l’unica cosa che non mi piaceva erano le illustrazioni della prima serie che ho visto in Italia. Così questa illustrazione l’ho presa come un piccolo segno del destino: potrebbe capitare a me prima o poi? Beh, pochi giorni fa è uscita la nuova edizione con le illustrazioni del grande Jim Kay e, signori, non c’è molto da dire, spettacolare. 
Sarà per la prossima volta.




Pinocchio-C.Collodi- in MAPS- Mondadori Education-Monica Auriemma




«Ah, ladracchiòlo!», disse il contadino incollerito, «dunque sei tu che mi porti via le galline?»
«Io no, io no! Io sono entrato nel campo per prendere soltanto due grappoli d’uva!» rispose disperato Pinocchio.
«Chi ruba l’uva è capacissimo di rubare anche i polli.»
E lo portò di peso fino a casa, come si porterebbe un agnellino da latte. Arrivato che fu sull’aia, lo scaraventò in terra e gli disse: «I nostri conti li aggiusteremo domani. Intanto, siccome oggi m’è morto il cane che mi faceva la guardia di notte, tu prenderai subito il suo posto.»

(Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio)





Pinocchio-disegni preparatori-Monica Auriemma
Nel progetto mi è stato chiesto di non focalizzare l’immagine sui personaggi ma sugli ambienti, le atmosfere, questi erano gli argomenti da sviluppare. Qui dovevo mostrare la campagna, l’uva, gli animali, però non ho resistito, Pinocchio si doveva vedere, anche un po'. L’immagine è stata approvata, e il mio omaggio a Collodi è andato.

Cuore-E.De Amicis-in MAPS- Mondadori Education- Monica Auriemma
La povera madre aveva pianto lacrime di sangue al separarsi dai suoi figli, il più piccolo di undici anni; ma era partita con coraggio, e piena di speranza. Aveva trovato subito una buona famiglia argentina, che la pagava molto e la trattava bene. Non spendendo nulla per sé, mandava a casa ogni tre mesi una bella somma, con la quale il marito andava pagando via via i debiti.
(E. De Amicis, Cuore)
Cuore-Disegno Preparatorio-Monica Auriemma


La partenza degli emigranti: allora volete affondare il coltello nella piaga della povera emigrante del 2000? 

E va bene: guardiamoci centinaia di foto delle navi in partenza per l’argentina, scrutiamo i volti, i gesti, quel senso di attesa e lo strazio del distacco… cerchiamo di riprodurre un abbraccio, insomma… lacrimiamo, sigh…
La-Fabbrica-di-Cioccolato-R.Dahl-in-Maps-Mondadori-Education-MonicaAuriemma
Un giorno, era mattina presto, dalle ciminiere della fabbrica sottili colonne di fumo si levarono nel cielo! In molti corsero ai cancelli credendo di trovarli spalancati per riaccogliere gli operai. Ma niente di tutto ciò! Le pesanti cancellate di ferro apparivano sprangate come sempre.
(R. Dahl,Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato)

La Fabbrica di Cioccolato-schizzo preparatorio-Monica Auriemma

Qui non c’è molto da confessare: Roald Dahl. Adorazione incondizionata. E ovviamente le illustrazioni di Quentin Blake non sono superabili, ma per un momento ho assaporato il piacere di poter metter mano ad un capolavoro, e mi è piaciuto!

E questo è quanto, per ora.
Prometto solennemente di farmi viva più spesso (mi pare di sentire in lontananza un coro di “echisenefrega”, che strano…)





lunedì 22 giugno 2015

If You Are Brave Enough


Ieri mattina al parco stavano allestendo il percorso di una 10km di corsa femminile, c’erano cartelli con gli sponsor e le indicazioni, e poi messaggi di incitamento qua e la. 
Tiro fuori il cellulare e fotografo questo: 
IF YOU’RE BRAVE ENOUGH TO START, YOU’RE STRONG ENOUGH TO FINISH. Se sei abbastanza coraggioso da cominciare, sarai abbastanza forte da arrivare alla fine.
Una botta di felicità alle 7.30 del mattino era quello che mi serviva.

Penso che valga per ogni impresa. Praticare uno sport, mettere su famiglia, cambiare lavoro, smettere di fumare, studiare, dar vita ad un progetto… ti serve pazienza, determinazione, capacità di affrontare gli imprevisti e inventare nuove strategie lungo il percorso. Ma nei momenti in cui molleresti tutto, devi ricordarti il coraggio che ti è servito per iniziare, e sapere che sei forte abbastanza per portare a termine il percorso.

E poi penso a me. Sono arrivata qui quasi tre anni fa per ripartire da zero. Prima la ricerca di lavoro, poi i part-time nelle pulizie, poi l’incontro con l’agenzia, da un anno a questa parte incarichi di illustrazione per l’editoria scolastica inglese, progetti dove hai pochissimo margine creativo e sei uno delle decine di artisti in una specie di catena di montaggio, ma va bene così, facciamoci le ossa (possibilmente prima dell’arrivo dell’osteoporosi).
Pochi giorni fa una nuova proposta. Uno Story book
È un libro piccolo, è destinato all’esercizio della lingua e quindi non è un Picture book come vorrei, ma è illustrato interamente da me, compresa la copertina. 
Posso dire che sia mio, ed è il primo incarico del genere qui in UK.


“Dicette o pappice vicino a’ noce: ramm’ o tiemp’ ca te spertose”. 
Non è antico celtico, è un proverbio delle mie parti. 
“Disse il verme alla noce: dammi tempo che ti perforo”

Forse non è un incoraggiamento adatto per la corsa, ma quel vermetto lì mi è sempre stato simpatico.

mercoledì 25 marzo 2015

Corri Malik, Corri

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La mia ultima fatica libresca per l’Italia è in uscita in questi giorni, ma non la trovate in libreria, dovete andare al Supermercato…

Partiamo dall’inizio: nei mesi scorsi il concorso Scrittori diClasse, progetto Conad, ha coinvolto decine di migliaia di scuole da tutta Italia con la partecipazione di autori del calibro di Roberto Piumini, Vanna Cercenà, Silvana De Mari, Manuela Salvi, Guido Sgardoli, Luigi Garlando, Beatrice Masini e Tim Bruno (trovate i loro profili qui). 

Gli otto libri. 
Per le classi si trattava di partire dagli incipit degli autori e creare una storia, I ragazzi hanno lavorato in maniera corale, sono entrati nei meccanismi della narrazione, hanno letto e valutato i racconti degli altri, incontrato scrittori veri. 
C’è un marchio commerciale dietro, ma non storcete il naso, promuovere la cultura e la formazione a me sembra sempre cosa buona e giusta. Inutile dire che in UK aziende pubbliche e private organizzano concorsi artistici e letterari come se piovesse (e qui piove, giuro…).

Sono nati così otto libri, illustrati da: Katia Belsito, Erika De Pieri, Antongionata Ferrari, Roberto Lauciello, Cecco Mariniello, Manuela Orciari, Claudio Prati e la sottoscritta


Il mio lavoro era tassativamente concentrato tra il 16 Dicembre e il 15 Gennaio. Non un minuto prima, dato che bisognava decretare i vincitori e imbastire il racconto finale, e non un minuto dopo, per i tempi tecnici di stampa e distribuzione. In quel mese il libro doveva essere elaborato, illustrato, “copertinato”, in contemporanea, tra scrittore e illustratore. 

Nei giorni precedenti mi preparavo al ritiro lanciando proclami apocalittici: Per un mese non ci sentiremo! Non potrò uscire! Non ci sono per nessuno! Tra un boccone di panettone e uno di pudding (per onorare patria di provenienza e patria d’adozione), trascorrevo le mie feste natalizie nell’ “antro oscuro” a disegnare.

Con i colleghi ci scambiavamo mail notturne del tipo:
- Io ho appena finito, tu a che punto sei? - A me manca ancora una nottata!
- Il racconto come procede? - Sono in alto mare! Comunque Buon Anno!

Le mail con la prode Manuela Salvi che faceva da coordinamento, spesso avevano come oggetto: “sono viva”, iniziavano con: “scusa l’invio notturno” oppure “se vedete del non-finito non è una distrazione, sarebbe voluto, se vi fa vomitare, just let me know” e si concludevano con “zzzz…” o "daidaidai..." da parte di entrambe
Insomma, ordinaria amministrazione artistico-letteraria.

Il racconto che ho illustrato, per le scuole medie, è quello di Luigi Garlando, elaborato su una storia della 2E, Scuola Piero Vannucci (Perugia):  “Corri, Malik, corri”, parla di un ragazzino africano adottato in Italia con la passione per la corsa. 
Queste sono alcune tavole. 

I protagonisti:

Malik, è alle prese con la responsabilità delle proprie scelte, oltre i turbamenti d’amore/amicizia. 
Ha l’età in cui si comincia a crearsi un “look” e io volevo un tratto distintivo, frutto di una sua scelta, mi sembrava una buona idea fargli le treccine (sono letteralmente affascinata dagli innumerevoli modi di annodare, intrecciare, acconciare i capelli afro), me ne sono pentita appena capito che dipingere treccine una ad una per dieci volte poteva essere alienante, ma era troppo tardi, la prossima volta un bel taglio a zero, eh?

Rosalba (capello rosso fuoco e abiti punk-dark per espressa richiesta della classe vincitrice), è una graffitara. Io adoro i graffiti e tutta la Street Art, qui a Londra poi sono letteralmente circondata. Confesso che essere “Writer” mi sarebbe piaciuto, ma ahimè, avrebbe richiesto velocità di esecuzione, sprezzo del pericolo e soprattutto andare in giro di notte, tutte cose che NON fanno per me. Mi sono tuffata nelle mie foto ai muri londinesi e in un’abbondante ricerca sui graffiti di Milano, città dov’è ambientata la storia, per inventare una specie di Rosalba’style: spirali coloratissime e piccoli personaggi strani.




Non mi piace che i miei lavori sembrino tutti uguali. 
A volte non ho abbastanza tempo o libertà di scelta (spesso mi accade con i lavori di scolastica inglese) e sono costretta ad affidarmi al mestiere, ripercorro strade già fatte, veloci, ma combatto sempre per fare un passetto in più, un piccolo esperimento, in ogni lavoro.  
Qualche volta ci riesco, altre no, ma conservo l’esperienza per l’occasione successiva, se finisce la ricerca sei morto.  
Ovviamente niente di eclatante, magari il pubblico non se ne accorge, e poi io resto sempre io.

Siccome ho una certa tendenza a diventare leziosa, a fare il disegno “perfettino”, con tutte le cose al posto giusto, ho tentato di rompere il mio schema. 
Riempivo tutto e poi cancellavo, o mi fermavo un attimo prima di finire, eliminavo del disegno per far “respirare” il colore. 
Magari il risultato è ibrido, adesso è troppo presto per giudicare, mi sembra tutto bello, me ne renderò conto col tempo, ma comunque mi sono divertita. 
Sia benedetta la “macchina infernale” (il computer) che mi fa lavorare su livelli diversi come su fogli sovrapposti, uno per il disegno, uno per ogni texture, e mi permette di verificare in corso d’opera se l’idea che sto seguendo è interessante o meno, così posso rifare lo stesso pezzo più volte senza perdere i tentativi precedenti. 




Alla tavola finale tengo molto. Io tutt’altro che sportiva, mi sono appassionata alla corsa alla mia tenera età, per seguire le manie inglesi, (salvo poi stare ferma per mesi causa fascite plantare) e ho provato personalmente l’ebbrezza di superare un limite apparentemente impossibile, che è quella che riesce a provare Malik. Una volta ho alzato le braccia al cielo e mi sono commossa, anche se avevo corso solo per venticinque minuti di fila (ne ho parlato qui), perciò, signori, in questa tavola Malik sono io!

Per alcuni racconti, soprattutto per target d’età più alta, preferisco usare modelli reali (come per l’Aida). Stavolta ho torturato per benino tre ragazzi che ringrazio di cuore: Imma Esposito, Matteo e Paolo Riccardi.  

E adesso che aspettate, andate a fare la spesa, su! ;)