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mercoledì 18 marzo 2015

Missing Letters

le-contrazioni-nella-lingua-inglese-monicauriemma

Da molto tempo indago su alcune sparizioni.
Si tratta di lettere dell’alfabeto.
Non c’è molto da ridere, credetemi, la faccenda è seria, e molto più grande di quello che sembra.
Deve trattarsi di una ruggine antica, tra gli inglesi e l’alfabeto scritto, uno di quei rancori che ti porti dietro da secoli, come i greci e i turchi. Non si sa chi abbia cominciato prima, quello che è certo è che le lettere subiscono contrazioni, fusioni, torture di vario genere, fino a sparire nel nulla…

I primi indizi li trovi nella passione smodata per acronimi ed abbreviazioni. Non si tratta solo delle sigle di partiti ed istituzioni. Qua si contrae tutto quello che si può. Con due parole hai già una potenziale sigla.
Il tecnico del gas mi ha scritto che mancava il FSD (Flame Supervision Device) la mia faccia smarrita non gli ha fatto pietà, me lo sono dovuto andare a cercare su internet che diavolo fosse questo fsd.*
Nelle mail, per dirti il prima possibile (As Soon As Possible) scrivono ASAP, “ci sentiamo asap, ti scrivo asap, consegna asap” (I beg your pardon? Modo elegante per: che cavolo dici?), gli appuntamenti a volte sono TBC, che non è la tubercolosi ma vuol dire To Be Confirmed.


I mestieri sono tutti siglabili: annunci di lavoro cercano UX / UI Designer (User Experience / User Interfaces, e anche così ne so poco più di prima); per lavorare con i bambini ti chiedono il DBS (prima ti chiedevano il CRB, tanto per confondere un po’ le acque), che sta per Disclosure and Barring Service, una specie di controllo della fedina penale, per mostrare che non hai commesso reati.

Le specializzazioni arrivano a livelli di astrazione pura. Sul pieghevole del centro medico c’è scritto che il mio dottore (che mica puoi chiamarlo medico? Chiamalo GP, General Pratictioner),  è specializzato in “M.B.B.S. D.R.C.O.G, D. C. H., D.F.F.P, M.R.C.G.P.” Una specie di enorme codice fiscale con punteggiatura, un linguaggio segreto? Un messaggio criptato? 

Forse è una questione di risparmio: di voce, di tempo, di caratteri… ma spiegatemi come diavolo fate a ricordarvi tutti questi acronimi? Fate corsi di “acronimìa”?


Quando anche la parola è scritta per esteso la mortificazione continua, lettere che esistono sulla carta vengono puntualmente ignorate, troncate, ingoiate, arrotolate nella pronuncia .

Le R sono forse le più maltrattate, dovunque si trovino nella parola, ma soprattutto alla fine. Come se non ci fossero: MIRROR, MIVVAa ( con la A un po’ lunga, e mi raccomando, arrotolate le R centrali se no sono guai)
Se la giocano alla pari con le E. ONE MORE TIME… Le E finali? Spariscono senza lasciare traccia. 
LITERATURE suona più o meno LI-TSCIÀ-TSCIÀ. TEMPERATURE: TEMPRE-TSCIÀ. La E centrale? Scomparsa, e TURE diventa il verso di una cornacchia.
Nomi di località impietosamente amputati, come BICESTER. Ero lì alla stazione che mi arrovellavo per capire se era più giusto BÀICESTAa, BÌSESTAa, BISÈSTAa  e l’annuncio sonoro mi gela: “The train for BISTAa...
BISTAa?! Ma questa è mezza parola! Mezza!
E così, pare, tutti i nomi che finiscono per CESTER. LEICESTER? LESTAa. Taglio netto, lettere dimezzate. Nell’indifferenza generale.

Mi dico: allora perché le scrivete?! Perché dar loro l’illusione di un’esistenza che poi negate con la voce? E’ una crudeltà e voi lo sapete. In nome di non so quale tipo di velocità di espressione avete creato un divario enorme tra la presenza delle lettere scritte e il loro valore effettivo, la loro dignità di esistere in quanto pronunciate. La loro è una vita metà, in sospeso, e nessuno sa dove vadano a finire.
Pronunciatele degnamente o tagliatele alla base, la loro sofferenza sarà minore e tutti ce ne faremo una ragione (soprattutto noi stranieri…).

Comincio a rivalutare la mia lingua scritta, sapete? E se uno comincia a rivalutare l’italiano vuol dire che c’è qualche problema. Una lingua che usa duecento parole per una frase, che ha congiuntivi e condizionali da emicrania, verbi irregolari, maschili, femminili, plurali tutti diversi, frasi piene di incidentali, termini obsoleti, non dovrebbe essere simpatica a nessuno, eppure ci sono dei pregi. 
Innanzitutto l’alfabeto è più corto (e a questo proposito mi chiedo perché usare più lettere se poi non le pronunciate), le lettere sono rispettate (tranne la povera H…) dallo scritto all’orale, pronunciate quasi sempre allo stesso modo, con regole precise e soprattutto: o ci sono oppure no
Questo è il punto, niente imbrogli, è tutto chiaro.
(So che da napoletana dovrei tacere, cambio gli accenti, tronco le finali, ma qui si tratta della lingua nazionale...) 

La cosa inquietante è che con l’inglese quando credi di aver capito il trucco, di aver trovato una regola, una logica seppure aberrante a questo massacro, ecco che scopri nuove scomparse, di lettere insospettabili. E non trovi giustificazione nemmeno nel criterio del risparmio.

Mi spiego, se io chiedo a qualcuno: “Posso fare questa cosa?” E la sua buona educazione gli impone di dirmi: OF COURSE YOU CAN (quando potrebbe benissimo dire solo OK), frase composta da 14 lettere più spazi, capita che gli senta dire COSCIUCAa. Una contrazione magari incomprensibile ma che gli permette di risparmiare ben 6 lettere da pronunciare e più o meno 5 millesimi di secondo. Posso inorridire, ma capisco il perchè. 

Quello che non capisco è quando se la prendono con la T. 
Una volta mi è stato detto: You are an AR-IST… al posto della T c’era un intervallo, una deglutizione, un buco nero… Una lettera massacrata senza criterio,  nessun risparmio di tempo, non ha senso. 
O forse sì, mi sorge un atroce dubbio, che tutte queste lettere siano in realtà mangiate, ingoiate, buttate giù in una sorta di “letterofagia”, di bisogno di inghiottire il suono… è terribile.
Più di una persona ha nominato il famoso maghetto: HARRY PO-Aa. Beh, io li ho visti i film in inglese, e la T c’era! Magari non due, forse una, ma c’era!!! Non pretendo che diciate POTTER ma almeno POTAa!
Era un accento locale, o forse l’indizio di un’ennesima orda di famelici delle consonanti? Sono solo supposizioni, quel che è certo è che una lettera alla volta finiremo con l’emettere solo suoni gutturali (come mi sembra già di sentire da alcuni londinesi doc).

Non c’è nessuno che si occupi del problema di queste sparizioni? Un’associazione, che so, una charity per la preservazione della specie, la difesa delle lettere perdute?
Fonderò l’ ADML: Association in Defence of  Missing Letters, se usiamo l’acronimo partiamo col piede giusto…


* esiste un sito utilissimo abbreviations.com che consulto quotidianamente, ma in questo caso purtroppo non lo sapeva nemmeno lui…


mercoledì 8 ottobre 2014

Italians Do It Better (maybe...)

Noi italiani ci serviamo abbondantemente dell’inglese per la comunicazione (perché se è inglese è meglio), poi prendiamo i termini, li deformiamo, italianizziamo, ne facciamo ciò che vogliamo, siamo imbattibili in questo. 
Dalle mie parti vedevo spesso insegne di negozi con scritte raccapriccianti, FASHION massacrato in tutti i modi: FASCION, FASHON, FASCHION… (ho dovuto controllare prima di scriverlo, da quale pulpito…), qualche BIUTIFUL (tra i parrucchieri andava parecchio), nonché un INTERNASCIONAL.  

Pensavo che fosse un problema solo nostro ma devo dire che anche qui non se la cavano male. “Se è italiano è meglio” vale a volte per la moda, più spesso per il cibo.

Qualche locale fa i panini all’italiana. Ma dovete chiedere un PANINI (singolare), o più PANINIS (plurale). 
Spesso vedo il Cappuccino trasformarsi in CAPUCHINO e una volta mi sono imbattuta in un ITALIAN COTTECHINO, ma era un errore di trascrizione.


Colleziono volentieri menu di ristoranti e pizzerie d’asporto, capolavori di ingegno linguistico.
Su questo menu compare un ricercatissimo (dicono) piatto tradizionale italiano: ANTI (staccato) PASTI AND BOCHACINNI… sarebbe? Antipasto di verdure con Bocconcini di mozzarella. 

Ma se volete, a pagina dopo c’è anche la BOLOGNAISE, non so se consigliarvela però, si è “inglesizzata” per strada.


Sono rimasta molto colpita da questo MILANO PIZZA (che è come dire: Napoli Panettone, o Napoli Cassoeula. La cucina lombarda vanta grandi specialità, ma forse la pizza non è proprio la punta di diamante…), garantita 100% Halal, scritto in arabo perchè sia comprensibile (e allora siamo sicuri che la cucina è italiana…). 
Le foto, per un’amante della pizza, quella vera,  sono un susseguirsi di colpi al cuore (e allo stomaco). Una gigantesca “cosa” guarnita da serie di involtini al formaggio (che, all’emigrante nostalgico e confuso, a prima vista sembrano babà alla crema). 

Ben 33 varietà di pizza con gli ingredienti più disparati, dal Pollo Tandoori o Barbecue, alla Doner (italianissimi!).
Segnalo la n°31: SICILANA (senza la L) e la 32: VERDUE (senza la R).



In questo “Italian Base Pizzas” (una PIZZA, più PIZZAS), trovo nomi familiari come CAPRICCIOSA, QUATTRO FORMAGGI, condita con Buffalo Mozzarella (che è mozzarella di bufala come io sono la Duchessa di York ) e  Feta greca… (che per altro,sarà ottima);  la Quattro Stagioni ha gli asparagi… ma, ognuno la pizza la fa come vuole, no?  
Poi c’è la SUPREMEA (una E in più?) e subito dopo la Napoletana c’è la PARMATTA, il cui nome mi lascia un po’ interdetta (scusate la rima), che dentro ovviamente ha l’ANANAS, ingrediente tipico della cucina parmense, parmigiana, PARMATTA, insomma…

Ricordate che sulla pizza ci sono spesso PEPPERONI, che non sono peperoni (attenti, italici vegetariani, non andate in confusione!), ma un salame piccante, se invece volete del salame normale, dovete chiedere il SALAMI, un SALAMI, più SALAMIS.  





A volte nella stessa pizza (in questo caso l’ Americana) potete trovare: Sausage (salsiccia), Salami (salame), Pepperoni with chilli (salame piccante al peperoncino), e Peppers (peperoni). 

E resterete sazi per due giorni, il tempo medio di digestione è infatti 48 ore, buona fortuna!


lunedì 24 febbraio 2014

I speak English, of course. Io parlo inglese, di corsa...

Sono cresciuta circondata da così tanti termini inglesi, canzoni inglesi, cultura anglosassone che, pensavo, beh, un po’ la lingua la mastico, riuscirò a cavarmela. Noi napoletani in particolare, abbiamo la ferrea convinzione (non del tutto infondata) che a gesti riusciremo a farci capire ovunque. Finchè sei un turista può anche funzionare.
Se per esempio devi chiedere un’indicazione te la puoi cavare mimando e gesticolando, ma quando vivi qui e i discorsi si fanno più complessi, e tu continui a dire “Io ieri pensare questo, tu domani dire quest'altro...” come gli indiani nei films western, il tuo interlocutore farà uno sforzo enorme per seguirti. Ma diciamo che ti avrà capito e ti risponderà: a quel punto tocca a TE capire quello che lui dice. E lì son dolori...

Ancora adesso io condisco istintivamente il discorso con centinaia di gesti esplicativi, muovo l'aria tutto intorno, mi agito (cosa che spiazza non poco i britannici).  Qualche volta questi segni sono così legati alla mia cultura di provenienza, che più che spiegare, a qualcuno confondono le idee, e diciamocelo, con tutto 'sto movimento di mani, sembro una matta. Un giorno incontrai una collega indiana del mio corso d'inglese nei pressi dell'istituto dove avevamo lezione, la salutai con un "see you later", che sarebbe potuto bastare, ma io non mi seppi fermare, dovevo rincarare la dose, accompagnai le parole con una rotazione continua della mano chiusa con l'indice puntato, e lei scoppiò a ridere... chissà cosa posso averle detto...magari con quel gesto l'ho insultata nella sua lingua...

Perciò non mi stancherò mai di ripetere a tutti quelli che mi chiedono consigli per venire qui, così come è stato ripetuto a me: per favore, usate tutto il tempo e le risorse che potete per  studiare l’inglese. E non illudetevi se seguite un corso di due settimane in Italia e vi sembra di cavarvela, vi aspetta tutt'altro qui! (come sono incoraggiante oggi...)
Se non avete budget per corsi c’è sempre il caro British Council che può venirvi in soccorso, iscriversi è gratuito, e ci sono dei podcast da ascoltare, voi infilate le cuffie e via.
Oppure trovatevi un fidanzato/fidanzata inglese, mi dicono che si impari molto in fretta (ma ovviamente questa opzione non è applicabile sempre).
Più ne saprete meno traumatico sarà l’impatto.

Un’ottima cosa è memorizzare lo spelling, soprattutto del vostro nome, prima di arrivare qui. Vi servirà in quell’incubo senza fine che sono le telefonate con gentili operatori di tutti i tipi, che vi chiederanno i vostri dati, e ovviamente non saranno abituati a sentire nomi come Doralinda Crescimbene, per dire. Se iniziate lo spelling con “D come Domodossola” credo che la vostra conversazione sarà in salita. Per chi non lo conoscesse, basta andare su google, digitare Spelling Internazionale e lo trovate (Alpha, Bravo, Charlie, Delta…), certo, potete usare anche altre parole se siete in difficoltà, come me, che in una telefonata, presa dal panico dissi V…V…V for Visitors!