mercoledì 28 maggio 2014

Ti voglio bene Primark

Ti voglio bene Primark. disegno. monicauriemma
Ti voglio bene Primark, 
a te e a tutte le catene di stores che permettono a persone come me di vestire dignitosamente spendendo poco. 

Voglio bene ai negozi sportivi che mi consentono di comprare ottime scarpe da running a 20£ (così non ho più scuse per non fare allenamento) e a tutti quelli che mettono saldi e offerte in qualsiasi periodo dell’anno, a tutti i negozi “Big labels, small prices”, ma soprattutto a te, Primark.
Perché tu hai risolto due problemi in uno: budget e fuori/misura. 
Quando, invece dell’ideale 90/60/90 (che, diciamocelo, è appannaggio di poche elette)  misuri come me 106/103/106 cm su 150 di altezza (sono anche detta “Barbie Boyler”), ti viene un senso di sconforto ad entrare in un negozio di fascia medio/bassa in Italia: tu non esisti, né nel reparto adulti, né in quello bambini (dove di solito trovi le scarpe), devi cercare nelle taglie conformate (dove notoriamente i modelli e le fantasie sono da signora cinquantenne...ops...ma io sono quasi una signora cinquantenne!), devi rivolgerti a fasce più alte di prezzo, non puoi. 
E invece qui sì. 
Non so se è a causa dell’enorme varietà di etnie che popolano questa città, con la loro specifica corporatura e con esigenze diverse,  non so se perché qui hanno capito che non tutti amano vestire allo stesso identico modo (soprattutto, non tutti amano vestire extra-slim), fatto sta che non mi sento più un'aliena. 
Ti voglio bene perché non trovavo più stivali che potessero andar bene per me (piede piccolo, polpaccio importante) e invece da te c’erano! Perché con 2 pounds compro 5 paia di calzini di ricambio e con 3 un reggiseno sportivo. E quest’inverno ho preso un piumino con cappuccio che si chiude bene, non sembra avere le spalle di tre taglie in più, e fa il suo dovere per 20£! 
Lo so che non è alta qualità, ma garantisce uno standard minimo sufficiente. 
Chi vuole, chi può, troverà sicuramente di meglio, ma chi non può non avrà le toppe al sedere. 
Hai un’importantissima funzione sociale. Per questo ti voglio bene.

Poi sei attento all’ecologia, produci le tue buste riciclando la carta e io, lo sai, sono molto sensibile a questi temi… e quindi voglio aiutarti a migliorare il tuo servizio rivelandoti la mia scoperta. 
Siamo a Londra. Londra, hai presente? Una città in cui piove un giorno sì e l’altro pure. 
Giorni fa, sono uscita da un tuo negozio con la mia bella borsa di carta carica di vestiti ed è cascato giù un piccolo diluvio, ho impiegato esattamente 5 minuti ad arrivare alla fermata, e altrettanti per aspettare il bus. 
E proprio mentre stavo con un piede sul predellino, con una tempistica perfetta, la tua borsa si è letteralmente dissolta, è diventata poltiglia buona per fare la cartapesta, tutti i vestiti a terra e io ti ho inviato tante benedizioni in tutte le lingue del mondo, a te e ai tuoi antenati. 
Volevo fartelo sapere: la carta ha il piccolo difetto di non essere impermeabile. 
Potresti scrivere sulla busta: “Resistenza massima testata sotto la pioggia: 9’ e 30” ” oppure deciderti a darmi due buste in una, come qualche volta hai fatto, ma non quel giorno che pioveva?

Lots of love


Monica

martedì 20 maggio 2014

Improbabili Interviews n°4. Le mani in pasta.

Siamo nel marzo 2013, poco più di un anno fa.  Mentre cercavo un’altra agenzia d'illustrazione (dopo che la prima si era data alla macchia, come ho scritto qui), applicavo e applicavo e applicavo...

Company italiana che produce pasta artigianale e vari sughi cerca assistenti di cucina part-time e full-time, con la passione del cibo e una buona conoscenza della cucina italiana. Scrivo. Sono italiana, dovrebbe essere un vantaggio, quanto alla passione del cibo, se arrivano a vedermi lo capiranno da soli. 
All’interview telefonica segue una giornata di prova, retribuita metà paga (almeno...). 
Presentazioni: il capo, milanese, abbastanza giovane, aria da “Sono un grande imprenditore (guardami le scarpe) ma non ci tengo a sottolinearlo”, mi dice due volte che loro non lavorano a nero (guarda, l’idea di lavorare a nero non mi ha neanche sfiorata…).Poi ci sono i ragazzi che formano il team: un cuoco di Napoli, uno di Viareggio e un siciliano (sembra una barzelletta…). Vantaggio e svantaggio di lavorare con gli italiani, ci capiamo subito ma come mai potrò praticare l’inglese? 
Rimango  in compagnia dei ragazzi, simpatici e molto gentili. E poi c’è un lettore musicale, evviva! Adoro lavorare con la musica. Alla terza ora di rock italiano e al terzo minuto della cover di “Eppure il vento soffia ancora”di Pierangelo Bertoli, cantata da Ligabue (chitarra e voce, lentiiiissimaaa…), vengo presa dall’irrefrenabile desiderio di tagliarmi le vene col pelapatate: d’accordo la nostalgia di casa ma siamo a Londra, Londra, capite? Con tutto il rispetto per Ligabue, un po’ di musica inglese no?

Taglio e pulisco quintali di verdure. Lavo tutto il lavabile. Pelo patate. Svuoto, lavo e tolgo l’etichetta a DUECENTO barattolini di pesto scaduto, preparandoli per la sterilizzazione. Stupore e gratitudine nei loro sguardi, li ho sollevati da una rogna che si passavano da giorni a vicenda. Ragazzi, è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo! È molto stancante ma sono a mio agio. Nessuna difficoltà.

Chiacchiero con loro e capisco che c’è tensione col boss. 
Momento particolarmente indaffarato, uno di loro non fa un giorno di pausa da tre settimane, l’altro sta per lasciare, non ne può più. Lavora tre giorni a settimana ma va via a mezzanotte e deve anche caricare e scaricare i furgoni per i mercati. Un altro è sbattuto da un mercato all’altro senza preavviso o pianificazione. Le cose potrebbero andare meglio, organizzandole. 
In cuor mio spero che la richiesta di aiuto sia per aumentare il team di almeno due/tre unità; per come la vedo, servono un paio di figure tutto-fare di cui una potrei essere io, che si occupino solo di facilitare il lavoro ai cuochi, lavando, pulendo e preparando gli ingredienti. Così loro possono concentrarsi sulla cucina, produrre di più e meglio. Ma qualcosa mi dice che la politica è: spremo le persone finché ce n’è, poi le cambio con altre, tanto la company sono io. I colleghi sono molto giovani, tutti qui da poco e non hanno imparato molto d’inglese, lui gioca su questo, dice che c’è crisi e dove lo trovano un altro che li prenda così... 
Tutto questo mi balza in faccia come un deja vu. Già vissuto, molti anni fa, quando lavoravo nei laboratori di Scenografia. Turni massacranti, sette giorni su sette, paghe da fame e un continuo: Sei giovane, devi fare esperienza, dovresti ringraziare se ti faccio lavorare, sono appena le sei, già te ne vai? Un martellamento tanto ripetuto che finivi per crederci anche tu, ci credevano i tuoi colleghi anziani, ti entrava dentro, ti marchiava a vita. Un brivido mi percorre la schiena. È così che si forma il lavoratore medio italiano (non sempre, ma spesso). Allora avevo 21 anni ed ero appena uscita dall’Accademia, ci ho messo molto a scrollarmi di dosso questo condizionamento. Adesso di anni ne ho 45 e, amico, se ci provi con me ti ritrovi con un calcio nel c…

A fine giornata arriva il boss. Come va? Tutto bene. Parliamo dell’orario, ribadisco che sono disponibile per un part-time, massimo trenta ore settimanali come da annuncio e lui mi dice che in quel momento il “part-time” che sta facendo il ragazzo che devo sostituire (ecco…) è di 38 ore (!), comunque si sta organizzando, deve vedere altri candidati, mi farà sapere a breve. Giorni dopo mi comunicherà che hanno scelto un ragazzo. Uno solo. Logico. Ti serve qualcuno giovane e forte, che non abbia pretese di orario, sia qui da poco e alla ricerca del primo lavoro, a cui puoi dire che gli fai un favore se lo prendi.

Dispiacuita? Mah… guarda, anche no.

martedì 13 maggio 2014

Si corre!

the crow. monicauriemma
The crow: penna, pastello ad olio, acrilico, pc, pastina (cruda, per i fiori...)
Questo corvo è uno dei miei incontri mattutini. Penne lucide un po’ arruffate e sguardo costantemente accigliato, ma solo per darsi un contegno. Non proprio un amico, una gradevole conoscenza. Più che altro mi tollera benevolmente, come tutti gli animali e le piante del parco. Magari pensa: “Ecco gli strani umani che corrono e si affannano senza uno scopo, non raccolgono cibo, girano in tondo e tornano indietro” Sono un’ospite qui, come tutti i jogger, diversi dal popolo chiassoso dei pic-nic domenicali, cerchiamo di dare poco disturbo, il tempo di una corsetta, ci rivedremo domani.
Mi do delle arie da sportiva ma in realtà ho ripreso a correre solo da un po’ di settimane. Sempre che sollevare i piedi 2 cm da terra si possa definire correre. La mattina, intorno alle 7.30 porto le mie rotondità a spasso.
Wall-E. Disney. gli esseri umani
Wall-E. Gli umani
E’ che dovevo fare qualcosa: ho impressa nella mente l’immagine dei personaggi del film Wall-E: corpo molliccio, incapaci di reggersi in piedi, se mi guardo allo specchio sto diventando uno di loro, non voglio un giorno rotolare dalla sedia e rimanere a terra. Poi qui non ho scuse. Nell’ultimo posto dove ho abitato (una “ridente” cittadina vicino Caserta), correvo in parte sul ciglio di una strada provinciale  rischiando di essere investita o avvelenata dai gas di scarico dei camion, in parte all’esterno di una villetta comunale, facendo lo slalom tra le lattine di birra e i rifiuti. Qui a trecento metri da casa c‘è il bellissimo Victoria Park, sono fortunata, ma non è una cosa rara, anche nei quartieri più popolari è difficile trovare una zona di Londra senza almeno un parco, un giardino, uno straccio di playgroud per i bambini. Io sono abituata all’edilizia selvaggia della provincia del sud Italia, dove il verde è solo un fastidioso ostacolo da abbattere per fare posto a palazzoni, ipermercati, parcheggi, e quindi continuo a stupirmi per la presenza della natura all’interno della città, come invece dovrebbe essere.
People in the park. foto di monicauriemma
Fa freddino la mattina ma ovviamente questo non ferma gli inglesi, loro corrono e corrono, con la luce e col buio, col sole o con la pioggia (io ancora non ce la faccio, l’altro giorno pioveva, cento metri e sono tornata indietro… loro no, i maledetti continuano imperterriti…). 
Corrono a piedi, coi pattini, in bici, col deambulatore. 
Corrono da soli o in compagnia, con i cani. 
Caricano i bambini sulle bici o semplicemente spingono le carrozzine, correndo. 

Mi piace questo popolo silenzioso che si riempie i polmoni d’aria pura prima di infilarsi in una giornata frenetica. Respirano. Respiro.

Prendo appunti mentali, la fotocamera pesa e non voglio sballottarla nello zaino, scatto foto solo quando vengo a passeggio. 
Però oggi ho portato a casa un ricco bottino. Foglie violacee cadute da un albero. Impazzisco per questo colore, ne farò qualcosa, per ora le metto sullo scanner, vi farò sapere. 

mercoledì 7 maggio 2014

Improbabili Interviews n°3

Gennaio 2013. In attesa di notizie dall’agente di illustratori desaparecida, le mie applications continuavano. Rispondo ad un annuncio: kitchen assistant in una Bakery (“o’ppane!” Cosa c’è di meglio?), mi invitano ad una prova in uno dei loro punti vendita. Ci metto poco a scoprire che non cercano proprio un assistente di cucina. La cucina non c’è…
Neal's Yard, London. Foto. monicauriemma
Siamo in zona Covent Garden, vicino alla coloratissima Neal’s Yard, il punto vendita è al centro di una galleria di negozi, c’è un bancone con prodotti salati e dolci e un retro banco con macchina per caffè/the. Ho mai detto che detesto il caffè e che non ho mai imparato a farlo? Lo so che sono napoletana, lo so! Ma non ne sopporto il sapore, l’odore, e mi irrita perfino la polvere quando lavo la caffettiera… Ovviamente qui cercano un BARISTA. Bene!

Per fortuna il ragazzo che deve istruirmi per la prova è italiano, almeno capirò subito cosa dice.

All’opera. Queste sono le bustine del the: normale, al lemon-ginger, the verde ecc… qui il caffè.
Espresso. Svuota la posa con colpo secco, riempi il contenitore, togli l’eccesso, avvita il braccetto, senti lo scatto? Deve fare lo scatto. Seleziona double cup, metti le tazze. Aggiungi il latte (il latte nell’espresso???). Impariamo come fare la schiuma. Premi qui. Rumore fortissimo di getto caldo nel contenitore, faccio un piccolo salto indietro per lo spavento. Ti regoli col rumore (nel senso? Più mi spavento meglio è?). La giusta proporzione: schiuma tre quarti di tazza (mmm…mmm…). Provo. Sbaglio. Riprovo. Ancora. Adesso facciamo il Latte (sarà facile… il latte è latte). Errore. Il latte è caffè-latte. Svuota la posa, riempi il contenitore, avvita. Single cup. Largo. Attenta alla schiuma. Aggiungi il latte fino all’orlo. Spolvera un po’ di cacao. Latte freddo a parte. Cappuccino. Svuota la posa…

La tortura dura un’oretta, non riesco a memorizzare le istruzioni, sono maldestra, un disastro.
Torno a casa un po’ avvilita. Ma la passeggiata è bella, faccio un po’ di foto, così scarico la tensione.
Neal's Yard, London. Foto2. monicauriemma

Neal's Yard, London. Foto3. monicauriemmaMi arriva dopo qualche giorno la mail del supervisor con il solito UNFORTUNATELY, senza nessuna sorpresa. Gli rispondo d’istinto che lo ringrazio e lo capisco, perché ero decisamente scontenta della mia performance (volevo dirgli: amico, fossi stato in te non avrei assunto me stessa neanche sotto minaccia!) e lui mi risponde subito dopo: “ma no, mi dispiace se la prendi così, forse era l’emozione, vedrai che la prossima volta andrà meglio, non ti scoraggiare ecc…”
Mi viene da ridere. Grazie, sei gentilissimo ma posso dare l’addio alla mia carriera di barista prima di cominciare?

mercoledì 30 aprile 2014

Leggo perchè...

Illustrazione.L'Orlando Furioso.Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
L'Orlando Furioso
Illustrazione.La lingua nel Medioevo. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
Capita a volte di doversene andare perché qualche editore importante si accorga di te. Ovviamente non è una legge, ma a volte capita…


Per il prossimo anno scolastico uscirà in Italia un’antologia per le scuole medie della Mondadori Education dal titolo “Leggo perché…”di cui io ho curato un’ottantina di illustrazioni del volume di Letteratura. Per quale misterioso intreccio di circostanze siano arrivati a me, senza conoscermi personalmente e in un momento in cui non ero presente né fisicamente, né con pubblicazioni nuove sulla scena editoriale italiana, non lo sapremo mai. So solo che un giorno mi è arrivata una mail e che appena ho letto MONDADORI ho fatto un salto sulla sedia. 



E’ così che mi sono tuffata nell’editoria scolastica. La parola tuffata non è scelta a caso. La scolastica ha dei ritmi che per un illustratore abituato al picturebook sono da infarto. In questo caso consegne di circa 10 tavole alla settimana. D’accordo, le illustrazioni erano piuttosto piccole ma insomma, dieci tavole... 


Illustrazione di Monica Auriemma.Iacopo da lentini."Leggo perchè..." Mondadori Education
Iacopo da Lentini. "L’amor è uno desìo che ven da core". 
A volte avevo a disposizione delle striscioline di pochi centimetri, o degli spazi a forma di L, U un paio di volte Z (!), ho realizzato i disegni al doppio della grandezza, altrimenti non riuscivo a fare i particolari, e poi rimpicciolivo in fase di “montaggio”. 
Illustrazione.Cecco Angiolieri.Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
Cecco Angiolieri. " Becchin' amor! Che vuo' falso tradito!"






Poi c’era il fattore suspense: sapevo solo che si trattava della letteratura dal medioevo ai giorni nostri, ma i testi mi arrivavano di settimana in settimana. Aprivo la mail e… toh, questa settimana roba semplice, Dante, Petrarca e Boccaccio! 
Illustrazione.San francesco.di Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
Il Cantico delle creature


E’ stato come tornare ai tempi della scuola, comprese le preferenze o le antipatie per qualche autore, senza l’ansia da interrogazione. Solo qualche nottatina per consegnare. Conclusione: positiva. Anche perchè nella vita quante altre occasioni avrò di illustrare la Divina Commedia, L’Orlando furioso, i Promessi sposi?

Questa è una selezione delle tavole. Non tutte e ottanta, state tranquilli! 
Illustrazione. Il Milione. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
Marco Polo. Il Milione












Da ragazzina mi innamorai follemente del protagonista dello sceneggiato televisivo di Giuliano Montaldo. Questa è una parte della cittadella del Gran Khan. 
Illustrazione.la selva oscura. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education

Dante Alighieri. 
La Divina Commedia.






La Selva Oscuuuuura! (prego evitare tutti i paragoni con gli altri illustratori. Per pietà…)

Illustrazione.Caronte. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education



Caronte.


Il mio versetto preferito: “Caron, non ti crucciare, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare…” e sta un po’ zitto!

Illustrazione. Manfredi. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education





Manfredi.



Confesso che Manfredi non me lo ricordavo.  Era un re svevo, figlio illegittimo di Federico II.
Il povero disgraziato si pentì in punto di morte ma fu scomunicato lo stesso e le sue ossa gettate nei campi.

Illustrazione. Manfredi2. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education





Siccome era descritto come “biondo, e bello, e di gentile aspetto” ho pensato bene di omaggiare il mio compagno con un ritratto (togliendogli giusto quei trenta chili di dosso…), veramente regale! 
Illustrazione. Paolo e Francesca. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education








Paolo e Francesca, la grande ingiustizia ai miei occhi di adolescente. “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, Dante, questa non te l’ho mai perdonata. Approfitto per dirtelo ora. NON dovevi collocarli all’inferno, potevi trovare un escamotage, eri tu l’autore, che diavolo! E non credere di cavartela perchè svieni a fine canto e cadi come corpo morto cade! 
Illustrazione. Petrarca. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education










Francesco Petrarca, il tormentato.
Tutta la vita a oscillare tra l’amore per Laura e il senso di colpa per l’abito talare che portava. Dev’essere stato meraviglioso…
Illustrazione. Orlando Furioso2. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
L'Orlando Furioso. palazzo di Atlante




Il Palazzo del Mago Atlante: ori, sete e strani ornamenti. Orlando ormai è fuori di testa, crede di aver visto Angelica e la insegue dovunque:
“Di su di giù va il conte Orlando e riede;/né per questo può far gli occhi mai lieti/che riveggiano Angelica, o quel ladro/che n’ha portato il bel viso leggiadro.” Orlando Furioso: rileggere!
Illustrazione. Parini. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education




Parini. Il Risveglio del Giovin Signore.
Ode alla giornata inutile di un giovane nobile del 700. Satira efficacissima del modo di vivere dei nobili-parassiti, mi ricorda tanto i quadri di Hogart. “e de’ labbri formando un picciol arco,/dolce a vedersi, tacito sbadiglia”






Ugo Foscolo. Alla Sera.
“Forse perché della fatal quiete/tu sei l’immago,/a me sì cara vieni,/o Sera!...” La Morte, signori, non c’è da sbagliarsi. E io, che per ispirarmi ero partita dai quadri di Friedrich, con questa Morte all finestra,sono quasi finita in Dylan Dog…ecco i rischi di vivere nella cultura di massa.
Illustrazione. A Silvia. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education



Giacomo Leopardi. A Silvia. 
L’apice dell’allegria. 
La povera ragazza passava le giornate cantando e tessendo, immaginando un futuro felice e invece: 
O natura, o natura, 
perché non rendi poi
quel che prometti allor?
perché di tanto inganni i figli tuoi? 
Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,
da chiuso morbo combattuta e vinta,
perivi, o tenerella.” 

Ma magari nel suo futuro ci sarebbe stato un marito ubriacone, dodici figli ed un lavoro usurante… chi può dire se la natura è stata veramente maligna?
Illustrazione. Promessi Sposi. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
Alessandro Manzoni. I Promessi Sposi.
Ho scavato nei vecchi sceneggiati televisivi, per l’incontro con i Bravi mi sono permessa di citare Alberto Sordi, un fantastico Don Abbondio ."– Cioè… – rispose, con voce tremolante, don Abbondio: – cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c’entra..."
Illustrazione. Promessi Sposi2. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education


“Per amor del cielo, per quel Dio, al cui cospetto dobbiam tutti comparire … – e, così dicendo, aveva preso tra le dita, e metteva davanti agli occhi del suo accigliato ascoltatore il teschietto di legno attaccato alla sua corona…” Questo è il bellissimo dialogo che culmina con la profezia: “Verrà un giorno…” , che puntualmente si compie. Don Rodrigo morirà di peste, solo e abbandonato. Tiè!







Giovanni Verga.
Rosso malpelo.
Niente lieto fine qui. 
Una storia amara. 
In questa scena il ragazzino misura le scarpe del padre morto in miniera. 
La stessa fine che toccherà a lui. 

Illustrazione.Pirandello. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
Luigi Pirandello. Il fu Mattia Pascal.
Il protagonista pensa di sfruttare la falsa notizia della sua morte per rifarsi una vita altrove, ma scopre che senza documenti non “esiste” più. La scena descrive il suo ritorno in paese dopo due anni. “Ah, che vuol dir morire! Nessuno,nessuno si ricordava più di me, come se non fossi mai esistito… Due volte percorsi da un capo all’altro il paese, senza che nessuno mi fermasse.”
Illustrazione. Il paradiso dei bambini. Monica Auriemma."Leggo perchè..." Mondadori Education
Nagib Mahfuz. Il Paradiso dei bambini
Dialogo serrato tra padre e figlia sulla religione. Adoro i bambini quando ci mettono in imbarazzo!   “Moriamo quando lo vuole Iddio. – E perché Dio vuole che moriamo? – Egli è libero di fare ciò che vuole. – La morte è bella? – Oh no, tesoro. – E perché Dio vuole una cosa brutta? – È bella quando è lui a volerla.– Ma tu hai detto che è brutta.– Mi sono sbagliato, amore.”

Copertina. Leggo perchè... mondadori Education
Abbiamo finito! Una pacca sulla spalla a chi è arrivato fin qui! Il libro non è ancora in vendita, per ora lo trovate qui


mercoledì 23 aprile 2014

Listening…what?

image listening TV monicauriemma
Migliorare il listening stando chiusa in casa a disegnare. Gli unici con cui parlo: postino (indiano), vicina (cipriota), negoziante (turco), proprietaria del take-away (cinese). Mmm… la vedo dura…
Da domani ricomincio a correre al parco. Magari cado (come è probabile) e sarò costretta a chiedere aiuto, oppure mi perdo (altrettanto probabile) e domanderò informazioni. Magari becco un inglese, si sa mai…
Per ora nei ritagli di tempo mi piazzo davanti alla TV.
E ascolto. 
Film, TG, notizie economiche o sportive di cui non m’interesserebbe niente. Tribune politiche (!). 
Una volta sono rimasta un’ora davanti ad un comizio di Ed Miliband; ero commossa ed esaltata, lo avrei votato, ma solo perché riuscivo a capirlo! Documentari di tutti i tipi (c’è la BBC4 che ne fa di spettacolari). Pubblicità. Qualunque cosa. Mi aiuto coi sottotitoli in inglese così se perdo qualche parola la recupero in forma scritta.
Quando guardi un programma in inglese non hai bisogno dei sottotitoli? Allora smetti di leggere il post e sappi che già ti odio perché sei molto più avanti di me.

Invece tu che come me ti senti ancora un pesce nella boccia, vuoi sapere a che punto è il tuo listening?
Prova a fare un esperimento: piazza una webcam, un telefonino, qualcosa che riprenda la tua faccia mentre guardi la TV.
Secondo me l’ideale è una sitcom: a meno che tu non soffra di paresi facciale, i tuoi muscoli riveleranno subito quello che hai capito e quello che ti sei perso.  Scegline una che trovi piuttosto divertente. Nelle sitcom in genere le battute hanno un intervallo medio tra i 10 e i 20 secondi. Perciò se capisci tutto, nello stesso intervallo ci sarà un tuo “AHAHAH!” Simultaneo alle risate in video.

Nelle mie riprese potresti vedere in sequenza: “AHAHAH!” –“ AHAHAH!” - faccia interrogativa, poi “AHAHAH!” (sfasato, l’ho capita in ritardo) – “...mmm…” (non l’ho capita) – “AHAHAH!” – “cheee???!”- “AHAHAH!”- “mannaggia!!!” (ho perso tutto il blocco di battute) - “AHAHAH!”- “AHAHAH!” e via così.

Praticamente il video di una matta. 

Lo so, lo spettacolo è pietoso, ma all’inizio era tutto un “…mmm…”, ho fatto dei progressi, no? NO? NOOO???!

lunedì 14 aprile 2014

Improbabili Interviews n°2

immagine sandwich artist. monicauriemma
©Monica Auriemma
Novembre 2012. Vedo l’annuncio e penso: questo è il lavoro perfetto! Nota catena di fast food (il cui nome si tradurrebbe come "Metropolitana") cerca Sandwich Artists. Le menti diaboliche della comunicazione di questa azienda hanno coniato un nome prestigioso per gli addetti alla preparazione dei panini. Artist. Colui che crea. In realtà di creativo c’è ben poco. Segui le indicazioni del cliente e anche se lui decide di spalmare del tonno sulla carne aggiungendo salsa barbecue, maionese, mostarda e ketchup tutte insieme, tu non hai alcun potere sulla tua “creazione”. La tua Opera d’Arte è assolutamente in balìa del primo che capita. Ma il nome, il nome è così romantico!  Già immaginavo il titolo della mia biografia da futura  illustratrice famosa: DA SANDWICH ARTIST AD ARTIST ILLUSTRATOR.  Perché ad una certa età alla biografia bisogna pur cominciare a pensare, il fatto che non si sia famosi e che ci siano pochissime probabilità di diventarlo in futuro è assolutamente secondario… =D

Invio quindi la mia trecentesima application della giornata e incredibilmente vengo contattata per un’interview il giorno dopo. Perché proprio quella? Certo, dopo un mese dal mio arrivo, i miei CV cominciano ad avere un aspetto meno raccapricciante dell’inizio, ma poi ho capito che in questo tipo di applicazioni (per lavori nelle grandi catene, dove all’offerta rispondono in centinaia) la fortuna gioca un ruolo fondamentale. Devi mandare la domanda al momento giusto, né prima, né dopo. L’ addetto alle selezioni in quel caso (me lo ha detto lui stesso)  aveva dato un’occhiata di venerdì sera, aveva pescato le prime 50, senza neanche guardare troppo le esperienze, le skills e tutta quella roba (di cui ho parlato in questo post), e chiamato.

Comunque, per me era un segno del destino: due carriere parallele si spalancavano davanti al mio cammino ed avevano in comune la parola Artist. Arrivo così, gasata ed emozionata, all’appuntamento. Per prima cosa mi viene fatto compilare un form con le esperienze lavorative, referenze, ecc…  (non ho uno straccio di referenza qui, visto che vengo da fuori, si dovranno accontentare degli editori italiani con cui ho lavorato, i quali, informati che qualcuno potrebbe chiamarli da Londra, sembrano alquanto terrorizzati…) . Segue un test scritto che pretende conti aritmetici (da me???):  Se il cliente vuole pagare con due dollari e una moneta da un quarto di dollaro quanto riceve di resto? Un bel niente, perché qui siamo a Londra e c’è la sterlina e voi dovreste saperlo meglio di me, acc…!

La chiacchierata finale è abbastanza divertente, il Supervisor è simpatico. Perché ho deciso di tentare proprio con loro? Perché OVVIAMENTE sarei felice di lavorare per un’azienda così PRESTIGIOSA, di cui condivido  TUUUUTTA la politica in fatto di salute, cibo sano non fritto e ridotto impatto ambientale (prima di andare mi ero studiata tutta la loro propaganda) . Mi dice che hanno anche una particolare attenzione per il sociale, che sostengono varie charity ( qui se non sostieni una charity non sei nessuno…). Alla fine  mi spiega la differenza dello stipendio base a seconda dell’età: “If you have more than 21 years…” Mentre lo dice intravedo la piegolina al lato delle labbra che significa: mento per contratto fingendo di crederti giovane, così ti lusingo e ti do le informazioni necessarie. Al che scoppio a ridere e dico: “21 years??? Sésé! (sottolineando con la mano all’altezza dell’orecchio, come a farmi vento) I’m 44! I’m old! I can be the grandmother of my colleagues!” anche lui ride come un matto, ha capito anche il “sèsè” (forse).


Dal silenzio  dei giorni successivi deduco che il mio sottile humour non ha fatto colpo, o forse è stato il problema dei dollari, più probabilmente  il fatto che potrei essere davvero la nonna dei miei colleghi. Pazienza. Vorrà dire che cambierò il titolo della biografia…