...e togliete quel telefonino a Babbo Natale!
mercoledì 23 dicembre 2015
mercoledì 11 novembre 2015
“…Ma sono mille Papaveri Rossi” - Remembrance Day
La mia idea della guerra
me la sono formata con Fabrizio De Andrè.
Non è che sia cresciuta in una
famiglia di anarchici o figli dei fiori, i miei genitori nel ’68 più che a manifestare per pace e amore, erano occupati
a farmi nascere e a tenere insieme una famiglia, ma insomma, respiravo quell’aria
lì.
Più che i libri, i racconti di mio padre sui bombardamenti, la scuola, io
avevo La guerra di Piero*, una canzone, a spiegarmi l’assoluta stupida,
inutile crudeltà della guerra:
“…dei morti in battaglia ti porti la voce,
chi diede la vita ebbe in cambio una croce”.
“…dei morti in battaglia ti porti la voce,
chi diede la vita ebbe in cambio una croce”.
Da quando sono in grado di elaborare
opinioni sulle cose ho pochi punti fermi ed uno di questi è il rifiuto della
violenza, dell’uso delle persone come fossero pedine, e per estensione, l’antipatia
verso eserciti, gerarchie, ordini, posti di comando.
E’ un fatto viscerale, non
mediato dalla ragione, posso dire che ce l’ho nel sangue.
Uno dei (pochi) dubbi che
avevo nel pensare di emigrare qui in UK era l’attitudine secolare di questo
popolo alla guerra, la Gran Bretagna è uno dei paesi occidentali che tende a “mostrare
i muscoli” quando c’è da risolvere questioni internazionali, e io ho sempre
visto questo fatto con preoccupazione. Non c’è molto da fare, è la loro storia,
è l’eco dell’Impero dissolto da poco, posso dire che ce l’abbiano nel sangue.
Poco dopo il mio arrivo,
nell’Ottobre 2012, cominciai a notare per strada, alcuni individui che
indossavano una spilla a forma di fiore rosso, pensai allo stemma di un club,
ma più i giorni passavano, più notavo persone con decorazioni o spille con
questo strano fiore rosso.
Cercavo di individuare dai loro volti una qualche
appartenenza, ma erano giovani, anziani, uomini e donne, di vari ceti sociali.
Quando cominciai a vedere in televisione giornalisti, attori e presentatori con
la spilla mi allarmai. Cos’è, una specie di setta segreta? Stiamo per subire un’invasione
aliena e verranno uccisi solo quelli non “segnati” dalla spilla? Qualcuno mi
disse: “ma tra poco è il Poppy day!”, e io non sapevo che il papavero (poppy) era
il simbolo dei soldati caduti in guerra, la canzone che mi aveva formato mi
tornava in mente…
Durante la prima guerra
mondiale John McCrae scrisse la poesia In Flanders Fields (Nei
campi di Fiandra) dove si parla di papaveri che sbocciano tra file di croci,
ecco perché da allora il Papavero divenne simbolo del Remembrance day, il giorno
dei caduti in guerra, che cade l’undicesimo giorno, dell’undicesimo mese di
ogni anno. Alle 11 del mattino si osservano due minuti di silenzio perché a
quell’ora ci fu l’armistizio nel 1918.
E’ che gli inglesi (guerrafondai,
imperialisti), hanno la capacità di usare i segni, di coltivare la memoria, di
celebrare e sentirsi uniti nei simboli che mi lascia sempre senza fiato. C'è della poesia in queste manifestazioni composte, che mi affascina.
L’anno
scorso, durante le celebrazioni per l’anniversario della Prima Guerra Mondiale,
la Torre di Londra fu letteralmente invasa da un’istallazione di 88.246
papaveri rossi di ceramica (il numero dei soldati morti), uno spettacolo visivamente
eccezionale (potete trovare alcune immagini qui).
E così io resto acerrima
nemica della guerra, e trovo che non ci sia molto da celebrare, ma i morti, i
morti di tutte le guerre, quelli che continuano a morire per eseguire degli
ordini, o perché semplici vittime, quelli li voglio ricordare, e pregare in
silenzio per loro, oggi, alle 11.
"Dormi sepolto in un
campo di grano, non è la rosa non è il tulipano, che ti fan veglia dall’ombra
dei fossi, ma sono mille papaveri rossi"
* "La guerra di Piero", Fabrizio de Andrè, 1964
martedì 20 ottobre 2015
Scusate il Ritardo
Lo so, lo so, non mi
faccio viva da mesi ed è da maleducati…
E’ stata un’estate incollata
alla scrivania: un delirio di commissioni e scadenze da infarto. Solo nel mese
di Agosto ho lavorato a più di 70 disegni, tra bozze e definitivi, praticamente
sfornavo illustrazioni come pizze… per una strana congiunzione astrale pareva
che tutti gli illustratori in UK fossero scomparsi, partiti, malati o inadatti
alle richieste.
-Ti è piaciuto lavorare a
Londra, la città che non si ferma mai, e adesso che vuoi?
- Mmm… che so, respirare? O al limite, arricchirmi?
- Scordatelo.
- Ok, sigh…
Comunque adesso i ritmi
sono diventati più lenti, ed eccomi qua. Volete vedere quello che ho fatto? E non
ve lo posso mostrare finché non verrà pubblicato (è la dura legge del
copyright)!
Però nel frattempo è uscito, per Mondadori Education, il corso di Geografia per le scuole medie a cui ho lavorato alcuni mesi fa. Si chiama MAPS (lo trovate qui). Io ho illustrato una
sezione narrativa, con brani tratti da racconti per ragazzi, nei quali c’erano
osservazioni sulla realtà, descrizioni di ambienti, fenomeni atmosferici
particolari.
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| Harry Potter e la Pietra Filosofale-J.K. Rowling-in MAPS-Mondadori Education- Monica Auriemma |
Al calar della notte la tempesta annunciata
esplose. La schiuma delle onde altissime schizzava sulle pareti della
catapecchia in riva al mare e un vento feroce faceva sbattere le luride finestre.
Il cupo rumore del tuono
iniziò attorno a mezzanotte.
(J.K. Rowling, Harry
Potter e la pietra filosofale - adattato)
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| Harry Potter-schzzo preparatorio-Monica Auriemma |
Questo è il brano in cui
lo zio di Harry, pur di impedire che venga mandato ad Hogwarts, si rifugia con
tutta la famiglia in una pericolante catapecchia sul mare, convinto che nessuno
li troverà. Ovviamente Hagrid abbatterà la porta a spallate e porterà via Harry
verso la sua nuova vita.
Confesso, sono fan della saga della Rowling, mi piace
senza remore, l’unica cosa che non mi piaceva erano le illustrazioni della
prima serie che ho visto in Italia. Così questa illustrazione l’ho presa come
un piccolo segno del destino: potrebbe capitare a me prima o poi? Beh, pochi
giorni fa è uscita la nuova edizione con le illustrazioni del grande Jim Kay e,
signori, non c’è molto da dire, spettacolare.
Sarà per la prossima volta.
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| Pinocchio-C.Collodi- in MAPS- Mondadori Education-Monica Auriemma |
«Ah, ladracchiòlo!»,
disse il contadino incollerito, «dunque sei tu che mi porti via le galline?»
«Io no, io no! Io sono
entrato nel campo per prendere soltanto due grappoli d’uva!» rispose disperato
Pinocchio.
«Chi ruba l’uva è
capacissimo di rubare anche i polli.»
E lo portò di peso fino a
casa, come si porterebbe un agnellino da latte. Arrivato che fu sull’aia, lo
scaraventò in terra e gli disse: «I nostri conti li aggiusteremo domani.
Intanto, siccome oggi m’è morto il cane che mi faceva la guardia di notte, tu
prenderai subito il suo posto.»
(Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio)
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| Pinocchio-disegni preparatori-Monica Auriemma |
Nel progetto mi è stato chiesto di non focalizzare l’immagine sui personaggi
ma sugli ambienti, le atmosfere, questi erano gli argomenti da
sviluppare. Qui dovevo mostrare la campagna, l’uva, gli animali, però non ho
resistito, Pinocchio si doveva vedere, anche un po'. L’immagine è stata approvata, e il mio omaggio a Collodi è andato.
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| Cuore-E.De Amicis-in MAPS- Mondadori Education- Monica Auriemma |
La
povera madre aveva pianto lacrime di sangue al separarsi dai suoi figli, il più
piccolo di undici anni; ma era partita con coraggio, e piena di speranza. Aveva
trovato subito una buona famiglia argentina, che la pagava molto e la trattava
bene. Non spendendo nulla per sé, mandava a casa ogni tre mesi una bella somma,
con la quale il marito andava pagando via via i debiti.
(E.
De Amicis, Cuore)
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| Cuore-Disegno Preparatorio-Monica Auriemma |
La
partenza degli emigranti: allora volete affondare il coltello nella piaga della
povera emigrante del 2000?
E va bene: guardiamoci centinaia di foto delle navi
in partenza per l’argentina, scrutiamo i volti, i gesti, quel senso di attesa e
lo strazio del distacco… cerchiamo di riprodurre un abbraccio, insomma… lacrimiamo,
sigh…
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| La-Fabbrica-di-Cioccolato-R.Dahl-in-Maps-Mondadori-Education-MonicaAuriemma |
Un
giorno, era mattina presto, dalle ciminiere della fabbrica sottili colonne di
fumo si levarono nel cielo! In molti corsero ai cancelli credendo di trovarli
spalancati per riaccogliere gli operai. Ma niente di tutto ciò! Le pesanti
cancellate di ferro apparivano sprangate come sempre.
(R.
Dahl,Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato)
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| La Fabbrica di Cioccolato-schizzo preparatorio-Monica Auriemma |
Qui non c’è molto da
confessare: Roald Dahl. Adorazione incondizionata. E ovviamente le
illustrazioni di Quentin Blake non sono superabili, ma per un momento ho assaporato il piacere di poter
metter mano ad un capolavoro, e mi è piaciuto!
E questo è quanto, per
ora.
Prometto solennemente di
farmi viva più spesso (mi pare di sentire in lontananza un coro di “echisenefrega”,
che strano…)
lunedì 22 giugno 2015
If You Are Brave Enough
Ieri mattina al parco stavano
allestendo il percorso di una 10km di corsa femminile, c’erano cartelli con gli sponsor
e le indicazioni, e poi messaggi di incitamento qua e la.
Tiro fuori il cellulare
e fotografo questo:
IF YOU’RE BRAVE
ENOUGH TO START, YOU’RE STRONG ENOUGH TO FINISH. Se sei abbastanza coraggioso
da cominciare, sarai abbastanza forte da arrivare alla fine.
Una botta di felicità
alle 7.30 del mattino era quello che mi serviva.
Penso che valga per ogni
impresa. Praticare uno sport, mettere su famiglia, cambiare lavoro,
smettere di fumare, studiare, dar vita ad un progetto… ti
serve pazienza, determinazione, capacità di affrontare gli imprevisti e inventare
nuove strategie lungo il percorso. Ma nei momenti in cui molleresti tutto, devi ricordarti il coraggio che ti è servito per iniziare, e sapere che sei forte abbastanza per portare a termine il percorso.
E poi penso a me. Sono arrivata qui quasi
tre anni fa per ripartire da zero. Prima la ricerca di lavoro, poi i part-time nelle
pulizie, poi l’incontro con l’agenzia, da un anno a questa parte incarichi di
illustrazione per l’editoria scolastica inglese, progetti dove hai pochissimo
margine creativo e sei uno delle decine di artisti in una specie di catena di
montaggio, ma va bene così, facciamoci le ossa (possibilmente prima dell’arrivo
dell’osteoporosi).
Pochi giorni fa una nuova
proposta. Uno Story book.
È un libro piccolo, è
destinato all’esercizio della lingua e quindi non è un Picture book come
vorrei, ma è illustrato interamente da me, compresa la copertina.
Posso dire
che sia mio, ed è il primo incarico del genere qui in UK.
“Dicette o pappice vicino a’ noce: ramm’ o tiemp’
ca te spertose”.
Non è antico
celtico, è un proverbio delle mie parti.
“Disse
il verme alla noce: dammi tempo che ti perforo”
Forse non è un incoraggiamento adatto per la corsa, ma quel vermetto lì mi è sempre stato simpatico.
mercoledì 3 giugno 2015
Principesse e Samurai
Questa dev'essere una
principessa
di un altro luogo, un
altro tempo
finita chissà come nella
metro di una città straniera
a portare buste della
spesa
con un cappotto troppo
stretto.
Unici segni di nobiltà:
sguardo fiero
un enorme turbante
grandi anelli d'argento.
Un impercettibile
inchino,
(che spero nessuno abbia notato)
e sono scesa alla mia
fermata.
Dietro di me un
Cyber-Samurai che all’inizio non avevo notato.
Capelli verdi, giacca
mimetica e scarpe "spaceships".
Forse lui proviene da
ancora più lontano.
Si ferma un attimo ad
inviare messaggi (nella Galassia?)
So dov’è diretto, siamo a
Camden,
ho visto altri guerrieri
come lui in un negozio di abiti da discoteca,
(ma penso sia solo la
copertura per una base segreta extraterrestre)
Questi sono i primissimi schizzi che ho fatto qui. Andare in metro a Londra è per me come viaggiare nel tempo e nello spazio. Per alcuni mesi La Principessa e il Samurai si sono fatti un lungo tour in Italia esposti alla biennale "I Colori del Sacro", adesso ho dato loro una rinfrescatina e li porterò in giro qui in UK.
Buon viaggio
lunedì 11 maggio 2015
Piccoli semi
Ebbene sì, ci sei
riuscito.
Adesso sono innamorata persa di te, legata per la vita.
Perché un
gesto così, una cosa così per me non l’aveva mai fatta nessuno…
C’erano stati dei
segnali, certo, mi mandavi gratis il giornale ogni 15 giorni, poi mi arrivava
il mensile con gli appuntamenti ma io pensavo: lo fa con tutti, tanto per
essere educato.
Invece quando ho trovato nella
mia buca delle lettere questa bustina con dei semini di fiori e una dedica: “aggiungi un tocco di colore al giardino,
davanzale o balcone” ho capito che mi conosci più profondamente di quanto
credessi. Sai della mia difficoltà. Del mio pollice nero…
Ho capito che quei semini
(anche se li hai mandati ad altre duecentomila persone) erano per me.
Ti giuro che ci proverò,
caro London Borough of Hackney, seminerò e curerò il tuo regalo.
Tua per sempre
Monica
giovedì 7 maggio 2015
Dear David Cameron
You don't know me. We've never met.
I'm an immigrant, a European, or more specifically, one of the PIGS. Now,
don't make that face, please, I know we're a real headache for you at the
moment. But it's not my fault if your plans to cut immigration failed because
you were watching the east and masses of us sneaked in from the south. We
didn't plan it, I promise. We are the proof of your failure, but we honestly
didn't do it on purpose.
I just wanted you to know that I
understand. When immigration soars like this, it's always hard to adapt, things
get a bit tense, fear and suspicion take hold. It's never easy. People worry. I
know Nigel Farage is giving you a hard time, garnering support like he does, appealing
to people's worst instincts rather than their sense of reason. He offers quick
fixes to complex issues. Are things in a
mess? Blame the immigrants! Let's take our country back, and to hang with
Europe. It just fills our Union with foreigners who come here to steal our
jobs! He has all the right rhetoric (reminds me of someone in Italy).
The difference is, David, that Nigel
Farage is an "extremist", he can badmouth foreigns as much as he
likes. You need to be a little more diplomatic.
So, you promised that if you are
Prime Minister after the election, you'll
negotiate to reform the European Union and Britain's relationship with it,
starting with the issue of free movement. And if that doesn't work out, you're
not ruling anything out. In that case, European citizens will be required to
leave if they haven't found work within six months and they can only apply for
welfare payments after living here for a minimum of four years.
Between you and me, that might sound good for the voters but are you sure
you can afford it? Will it really deter European immigration?
Of course, there's no getting away from the fact that you have a great welfare
system (compared to where I come from) that's sometimes exploited. But what's
your quick fix? Cut benefits to
immigrants! If they can't find a job, send them packing, we don't want
scroungers here.
The painful but potentially more effective solution is: if it's
scroungers you're after then maybe you should look closer to home. There are
people already in the country who spend their lives on benefits, some even have
children just to get a council house, choosing to live out their existences at
the state's expense. You'll find far fewer amongst European immigrants,
especially those from the southwest corner, most of whom come to Britain with
one main goal in mind: to build a future.
I'm not just pretending to know about these things, I've studied the
figures. A CReAM study showed that rather
than draining Britain's finances, European migrants actually pay more in taxes than they receive in benefits.
The co-author of the study also said that new migrants from western and
southern Europe were exceptionally well qualified. To recreate the same level
of "human capital" the UK would have had to spend £7 billion on
education.”
So that's the point right there,
dear David, we're capital (I think you'll like that word). We may be a problem
but we're also an enormous resource, if you manage us properly.
I'll tell you a little bit about my
own experience. It might not be
everyone's, but it'll help you to understand. I used to work, work, work, but it
was impossible to earn enough to survive. What about state support, you say?
Forget it, the state in my country seemed to be doing everything in its power
to drag me even further down.
Do you know what welfare I relied
on? Where my benefits came from?
From my family. The people who kept
a roof over my head for as long as they could then tried to be there for me
whenever I needed help; my mother-in-law with bags of groceries, a neighbour
who'd bring me fish, friends who'd repair my PC without charging me, you know,
the kind that say, "don't worry
about the money, my shout this time."
My welfare net, the only one that
really works in Italy, was the family network I was born into and the network
of relations I built for myself, of the meaningful, help each other out in a
crisis kind, the human bonds that meant I've never felt alone. Do you really
think I'd have left all that to live on your benefits?
What I was looking for was the chance of a future I can't have in Italy.
Not benefits.
When I arrived, I didn't know
anything about benefits. It was only when I tried to sign up for a free English
course that I was told I could only take it if I was on them. That's how I
ended up on the Jobseeker Allowance, the system that helped me to survive for a
few months while I looked for work, took some courses and even got some glasses
so I could read better.
Dear David, I'm really grateful for
everything I received but let me tell you, it certainly wasn't easy and it
didn't make me feel good.
It felt like begging.
Appointments at the job centre were
excruciating; not being able to bring my advisor good news was frustrating, I
felt like I was being judged, I was inadequate, and forced to follow procedures
that were rigid to the point of absurd.
I had my share of suprises along
the way too: when I got my first interview I was sent to a shop where I could
buy (with your government's money) some interview clothing. I felt like crying,
I just wanted to hug my advisor the way I would've hugged my mum.
When I got my first job as a
cleaner I said my farewells and thanked everyone.
I'll never be able to thank you
enough for what you did for me but I sincerely hope I never have to set foot in
a job centre ever again.
I'm self-employed now, and very
proud of having submitted my first tax returns and made my first monthly
national insurance payment. So, you can stop worrying David, your money was
well spent.
My partner has been working for two
years as well, his boss is happy to have found someone with his skills and such
an enterprising spirit.
He pays national insurance too, and
that's great, but what if he were to lose his job before the four years are up?
Or if he can't find anything else quick enough? We would have to leave,
wouldn't we, and that would make the whole investiment you made in me
pointless, and my investment in you, when I brought what little savings I have
to your country.
If you ask me, cutting benefits
won't stop Italians from coming, because that's not what they're after.
If they just wanted to get by,
they'd stay at home with mamma.
You need to target our other
weaknesses, but without appearing to be against immigration. Maybe you could invent
some new public order laws and use them to arrest or deport anyone who claps
when their flight touches down on British soil. Or set new noise limits for
loud voices in public places, then fine anyone who exceeds them; three fines
tops and they're out.
Just wait and see how many Italians
that gets rid of!
But, jokes aside, do you really
want us to go? In other words, do you really not need us?
The International
Business Times says you cannot do without immigration if you want
a stronger economy. Immigration is the cheaper option given that birth rates
are so low in the UK and the native population is getting older. Immigrants are usually adults who come
ready-educated and ready to work. There's no need to invest in their education and training.
It's like the full package turning up at your door, ready to fill skill gaps in
the UK, set up businesses and create - not
take - jobs.
So, you were just joking, weren't
you? Go on, you can tell me, it was just bit of pre-electoral fun, wasn't it?
I realize uncontrolled immigration
is dangerous and that you could end up with all sorts, rotten apples included,
and they need to be stopped. But there has to be a better way.
Like tightening up the grey area,
the time it takes for a foreigner to integrate, settle and look out for him or
herself.
The money you want to save in
benefits could be invested in creating more advisors in that amazing National Career
Service you have that
helps foreigners to understand the rules, to work out how the labour market
works, how to write a good CV, and how to get on a career path.
Set up new English courses. I
realize we should learn the language before we come but language really is what
makes full integration so difficult so help people to learn it quicker. I know,
I've been through it.
I can't emphasize it enough, David.
If this country were to stop being the open nation you so proudly call it, what
a great pity that would be.
Yours sincerely,
Monica
(this is the English version of my previous post. Thanks indeed to Denise Muir for translation)
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